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Primavera, tempo di Chiaretti, almeno sul lago di Garda dove Pompeo Momenti verso la fine dell’800, codificò la tradizione antica per produrre senz’altro il vino più originale e caratteristico della Doc Garda Classico.  In sua memoria ogni anno il Comune di Moniga organizza Concorso enologico Palio del Chiaretto –Trofeo Pompeo Molmenti, una singolare competizione,  che seleziona i Chiaretti in forma anonima. Il Chiaretto vincitore viene premiato con il Trofeo Pompeo Molmenti, cioè una preziosa coppa di cristallo di Murano, che viene definitivamente assegnata alla cantina che vince per tre volte, anche non consecutive.

Quest’anno la seconda selezione dei magnifici 15 ha visto trionfare l’azienda agricola La Basia di Puegnago (www.labasia.it) con il Valtènesi Chiaretto Doc 2016 La Moglie Ubriaca: il riconoscimento è stato consegnato dal presidente di Italia in Rosa Luigi Alberti oltre che dal sindaco di Puegnago Adelio Zeni. Assegnati anche i riconoscimenti della prima edizione di Italia in Rosa Packaging, il concorso per la miglior etichetta organizzato in collaborazione con San Faustino cui hanno partecipato 42 aziende.

Il Chiaretto è ottenuto dalle uve rosse del Garda Classico (Groppello min.30%;Marzemino min.5%, Barbera min.5% e Sangiovese min.5%) con il metodo dell’ alzata del cappello, che permette in una sola notte, dopo poche ore di fermentazione, di ottenere un vino dal colore rosato del “petalo di rosa”. Pompeo Momenti, senatore veneziano, sposò una nobildonna di Moniga del Garda, Amalia Brunati, che gli portò in dote la Villa omonima di Moniga e 15 ettari di terreno, la maggior parte coltivati a viti, declinanti dalle colline moreniche verso le sponde del lago. Rappresentò come Vincenzo Dandolo e Pietro Verri, una figura di intellettuale che si applicava con successo in numerose branche della conoscenza, storico, critico d’arte e quindi anche capace enologo e agronomo.

Prima di giungere a Moniga del Garda, Molmenti entrò in politica come consigliere comunale a Venezia e successivamente, nel 1890, fu eletto deputato al parlamento del primo collegio di Brescia. In seguito venne eletto senatore del collegio di Salò, carica che mantenne fino al 1920. E’ in questo periodo che il Molmenti si interessò politicamente anche dell’agricoltura ed in particolare della viticoltura del Bresciano. Molmenti intervenne più volte per sollecitare provvedimenti da parte del governo contro la fillossera che stava colpendo i vigneti italiani. Così come si occupò delle leggi sanitarie e di norme anti-sofisticazione nel campo dei vini. Nel 1919, a guerra conclusa, fu nominato sottosegretario di Stato per le antichità e belle arti, occupandosi in seguito del recupero delle opere d’arte sottratte dall’Austria durante la guerra.

L’idea di cimentarsi nella produzione del Chiaretto gli venne probabilmente dai numerosi viaggi intrapresi in Francia, ma non è escluso che l’ispirazione di utilizzare l’antico metodo (essendo un conoscitore dell’agricoltura antica) gli sia stata suggerita dalla letture delle Venti giornate di Agricoltura dell’autore cinquecentesco bresciano Agostino Gallo, che conosceva bene il metodo di produzione dei chiaretti francesi.