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A meno di tre mesi dalla sua costituzione, l’Istituto, nato per rappresentare il Vermouth di Torino in Italia e nel mondo, organizza al Museo del Risorgimento di Torino un evento per raccontare alla città natale del Vermouth un pezzo importante della sua memoria storica. Protagonista dell’incontro è ovviamente il Vermouth, con i suoi oltre tre secoli di storia e cultura del bere raccontati con passione da studiosi ed imprenditori del settore attraverso memorie storiche, aneddoti e curiosità. Finale con grande degustazione delle marche fondatrici dell’Istituto.

La sola città di Torino aveva nel 1840 almeno 30 produttori di Vermouth e liquori e 42 distillerie di brandy e grappa, senza contare il resto del Piemonte. Produttori che esportavano Vermouth in tutto il mondo, la gran maggioranza dei quali sono scomparsi per ragioni di mercato o scelte imprenditoriali o per gli alti e bassi dei consumi tra i secoli. A quelle case più note, floride e sopravvissute, si aggiungono in questi anni recenti nuovi produttori artigianali o nuove produzioni riprese dalle ricette  storiche. La produzione mondiale di Vermouth e prodotti affini si concentrava nella stragrande maggioranza sull’asse Torino – Pessione – Asti – Canelli, zona interessata dalla felice convivenza di vigneti e coltivazioni di altro genere, necessarie alla produzione migliore, ma a questa ed alle inoppugnabili prove storiche sedimentate di tre secoli di produzione si aggiunge il savoir faire piemontese e la passione, indispensabile ingrediente necessario alla trasmissione tra le generazioni di ricette originali e metodi di produzione.

Le aziende produttrici più antiche erano localizzate in prossimità di fiumi e strade ferrate, a testimoniare la necessità di spedire grandi quantità in tutti i continenti: dal Venezuela all’Australia, erano già 150 i Paesi in cui, a metà Ottocento, veniva esportato il Vermouth di Torino. Il gusto veniva declinato in base alle esigenze dei consumatori delle varie zone del mondo. Un avviso di passaggio informava i clienti della data e del luogo di arrivo del rappresentante, che annualmente o semestralmente si fermava in città per vendere il suo carico di Vermouth. Il vino aromatizzato veniva acquistato in barili o partite di bottiglie, che venivano poi riempite all’occorrenza. Il Vermouth è infatti il primo prodotto imbottigliato dagli stessi clienti, tanto che le bottiglie distribuite riportavano la dicitura nell’etichetta. Quest’abitudine venne poi vietata dal 1956, dopo la Seconda Guerra Mondiale.”

“Il successo del Vermouth ha portato all’intuizione dei bar monomarca, veri e propri negozi che vendevano esclusivamente i prodotti dell’azienda. Il grande interesse del pubblico nei confronti del Vermouth ha spinto le aziende a trovare nuove strategie promozionali, investendo fortemente in attività sportive come il calcio o le corse automobilistiche.” “Il Vermouth di Torino sarà quindi l’unico prodotto alimentare a portare in bottiglia nei salotti di casa, nei bar e caffè del mondo la denominazione della città. Un potente mezzo promozionale per Torino e Piemonte che oggi guida il trend positivo del bere con l’adeguato contenuto alcolico rispetto agli spiriti ed in piena sintonia con lo stile mediterraneo alimentare.”

Queste sono solo alcune delle affascinanti storie raccontate nel corso della prima uscita ufficiale, a tre mesi dalla sua costituzione, dell’Istituto del Vermouth di Torino,  l’organismo costituitosi ufficialmente il 7 aprile scorso per rappresentare la storica bevanda in Italia e nel mondo e al quale hanno aderito la maggior parte dei marchi produttori presenti oggi sul mercato: Berto, Bordiga, Carlo Alberto, Carpano, Chazalettes, Cinzano, Del Professore, Giulio Cocchi,  Drapò, Gancia, La Canellese, Martini & Rossi, Giovanni Sperone, Vergnano e Tosti. Per celebrare il compimento di questo percorso di aggregazione durato circa vent’anni, che ha portato, tra l’altro, alla denominazione legale riconosciuta “Vermouth di Torino”, l’Istituto del Vermouth di Torino ha scelto di ripercorrere tre secoli di storia e cultura del bere a Torino e nel mondo nel corso di una tavola rotonda organizzata questa mattina presso il Museo del Risorgimento del capoluogo piemontese. L’incontro è stato moderato da Fulvio Piccinino, sommelier e barman, docente e scrittore, socio onorario dell’Istituto ed autore nel 2015 del libro “Il Vermouth di Torino”.