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mercoledì, gennaio 18, 2017 @ 08:01 AM
guido

Viridea propone, a partire da sabato 21 gennaio, un ciclo di incontri gratuiti pensati per chi desidera avvicinarsi al mondo della birrificazione casalinga.

Gli incontri, della durata di tre ore, saranno tenuti dal produttore amatoriale Flavio Zucca, il quale illustrerà la tecnica di base della birrificazione, l’attrezzatura necessaria e i materiali indispensabili per iniziare.

Il produttore affronterà poi nel dettaglio tutte le fasi di preparazione che permettono di ottenere un’ottima birra casalinga: pulizia, sterilizzazione, riempimento del fermentatore, fermentazione, imbottigliamento e maturazione.

L’esperto fornirà inoltre preziosi consigli pratici e suggerimenti su come migliorare la propria birra grazie all’utilizzo di frutta secca, spezie, fiocchi di cereali, orzo torrefatto, malti in grani e luppoli.

I corsi sono gratuiti, non richiedono iscrizione e si terranno secondo il calendario seguente:

Viridea Garden Center Montebello della Battaglia (PV): sabato 21 gennaio, ore 9.30 – tel. 0383/892253

Viridea Garden Center San Martino Siccomario (PV): sabato 21 gennaio, ore 15 – tel. 0382/496701

Viridea Garden Center Rodano (MI): sabato 28 gennaio, ore 15 – tel. 02/95957301

Viridea Garden Center Torri Di Quartesolo (VI): sabato 4 febbraio, ore 15 – tel. 0444/261301

Viridea Garden Center Rho (MI): sabato 11 febbraio, ore 9.30 – tel. 02/93208201

Viridea Garden Center Cusago (MI): sabato 11 febbraio, ore 15 – tel. 02/90390787

Viridea Garden Center Collegno (TO): sabato 18 febbraio, ore 9.30 – tel. 011/4536401

Viridea Garden Center Settimo Torinese (TO): sabato 18 febbraio, ore 15 – tel. 011/8211488

mercoledì, settembre 23, 2015 @ 10:09 AM
guido

_DSC3761masterQuando si parla di acquavite di mele, il pensiero e il mio desiderio corrono immediatamente al Calvados, elaborato nellnell’ ’omonimo dipartimento della Bassa Normandia o da mitiche aree della Bretagna (Breizh). Da quando ho degustato, con passione ed entusiasmo, l’Acquavite Licenza N.1, dell’az.agr. Ricci Curbastro, noti vignaioli di Franciacorta, l’acquavite di mele nel ricordo delle mie sensazioni sensoriali, è diventato questo incredibile distillato.

Le origini di un’acquavite di mele nella terra del Franciacorta, diventa curiosa, raccontata da Riccardo Ricci Curbastro, che ricorda che suo padre Gualberto, nel 2003 piantò 400 piante di mele, per creare un’acquavite per sé stesso. I meli furono ordinati dai migliori vivaisti del nord ovest della Francia e quindi destinati alle colline romagnole di Brisighella dove proprio in quegli anni era nata la nuova azienda agricola Rontana, a 400 metri di quota tra boschi e orizzonti lontani che guardano l’Adriatico e le Alpi.

Certo produrre un distillato nella cantine di Capriolo (sede dell’az. Ricci Curbastro) in Franciacorta non era cosa semplice, furono necessari infiniti permessi per produrre il sidro e poi distillarlo. Il raggiungimento della “licenza”, che porta il numero 1, ha ispirato il marchio dell’ acquavite “Licenza n.1”, che ricorda il frutto del desiderio di fare qualcosa di diverso e forse per la prima volta in Italia.

fotopage_museoL’attrezzatura è un misto di oggetti scovati nei magazzini del Museo Agricolo e del Vino opportunamente riadattati, di vasche di acciaio termocondizionate e di presse, capaci di spremiture soffici, presenti nella moderna cantina. Per la distillazione sono state scelte le Distillerie Peroni, con le quali Ricci Curbastro collabora.

Il primo raccolto nel 2007, poi ancora attesa per l’Acquavite messa a maturare in barrique di rovere francese. Nel contempo papà Gualberto Ricci Curbastro, quasi alla vigilia della “fioritura”, è scomparso, lasciando un prezioso distillato che lo ricorda già nella sua etichetta frutto di alcuni schizzi di Federico Canobbio Codelli, fatti a Brisighella mentre Gualberto coltivava con il trattore il terreno sotto i suoi amati meli.

Calvados-Brandy-di-Mele-620x250Per un grande distillato è strategica la frutta alla base della sua creazione, in questo caso vengono utilizzate quattro varietà di mele, la Douce Moën o Penn ar Bed (vreton) proveniente dal sud del Finistère, Marie Menard o Aodoù an Arvor (vreton), proveniente dalla Côtes-d’Armor, una mela amara che produce un sidro ricco in tannino e colorato; Petit Jaune, proveniente dalla Loira Atlantica, mela dal succo acido, profumato, di buona intensità adatto a rinforzare l’acidità del sidro; infine St. Martin, mela proveniente dalla Normandia, e caratterizzata da un succo dolce amaro.

L’acquavite di mele riposa per oltre cinque anni in barrique di rovere francesi alla gradazione di distillazione, circa 70°, al termine della maturazione viene diluita con acqua per portarla a 43°, filtrata ed imbottigliata. Servita in ballon, come quelli per i grandi vini rossi, il colore è giallo ambrato non troppo intenso, effluvi fragranti e persistenti, profilo aromatico deciso e ricco di sfumature. Al palato è morbida, vellutata e aromica, dal sapore maturo di mele. Da servire a temperatura ambiente. Consigli per una degustazione alternativa, l’Acquavite di mele viene bevuta come aperitivo con ghiaccio o in long drink ad esempio con la Schweppes o il Ginger Ale (3/10 di acquavite di mele e 7/10 di Schweppes o Ginger Ale).

Da abbinare alle crepes dolci, con gelato alla vaniglia, mele e acquavite flambè. Possiamo anche accompagnarla con fette di mela essiccata o con frutta tropicale disidratata: papaia, mango, ananas e uvetta sultanina. Può accompagnare il caffè (svuotando la tazzina del caffè, quando è ancora calda e sul fondo è rimasta una lacrima di caffè, si versa un po’ di Acquavite di mele che a contatto con le pareti calde della tazzina si riscalda e nello stesso tempo capta il gusto rimanente del caffè) o come potente digestivo.

Azienda Agricola Ricci Curbastro – Via Adro, 37 – 25031 – Capriolo (BS) – Italy – Tel. +39 030 736094 – www.riccicurbastro.it

martedì, settembre 15, 2015 @ 03:09 PM
guido

gagliardoLa storia del bitter affonda le sue radici  nel passato, quando la medicina non era una scienza esatta e ci si curava soprattutto con le erbe. Legata in modo atavico a quella degli amari e degli elisir medievali, fu frutto del sapere degli speziali, che soprattutto a Venezia nel 1700,  smerciarono questi infusi a base di erbe e di alcol come elisir di lunga vita.

In un tempo molto più vicino a noi, all’incirca a metà del XIX secolo, il farmacista creolo Antoine Amédée Peychaud, nella città di New Orleans fu il primo a coniare l’appellativo “cocktail”, dove utilizzava i suoi  Peychaud’s aromatic bitters, che diventarono presto famosi in tutto il mondo.

La storia contemporanea, soprattutto in Italia, è stata scritta dal celebre Bitter Campari, ma il futuro potrebbe essere anche dei bitter artigianali, quali il Gagliardo… un nuovo Bitter molto amaro detto, infatti, Radicale.

bitter2Brevettato dalla distilleria Schiavo di Costabissara (VI), “la differenza del Gagliardo – spiega Marco Schiavo, suo inventore e fine elaboratore – è nella produzione artigianale in piccoli numeri del Bitter…l’uso di erbe, radici, spezie tutte naturali, l’infusione per almeno 15 gg  e la mescola delle stesse a mano seguendo la tecnica del “batonnage” come nel vino.

Il colore naturale di questo suadente bitter è cocciniglia al 100% e una leggera filtratura, non rendono il prodotto completamente trasparente, consente a quella parte aromatica in più di fare la differenza. Abbiamo sperimentato con l’amico Carlo Gasparin, titolare del Qubò di Costabissara, numerosissimi drink, come Milano-Torino, Americano, Negroni che sono conosciuti per la loro sensazione amaricante, molto più ampia, ma che si sposa benissimo con l’uso di Vermouth dolci di altissima qualità. Può essere bevuto on the rocks, con un twist d’arancio, oppure come componente di spritz o long drink”.

museo07Il Bitter Gagliardo ha fatto la sua presentazione in pubblico su un palcoscenico ambizioso, il giardino dell’Hotel Bulgari a Milano, per aprirsi ai migliori locali horeca grazie alla distribuzione da parte di Jacques Swartjes della Spirits of Indipendence Italia di Varese.

 www.gagliardobitter.com

giovedì, ottobre 4, 2012 @ 05:10 PM
admin

Da quando ho dedicato la mia vita al buon vino e al buon Sucellus (dio bottaio dei Celti), ho trovato sempre poco gusto nelle birre che incontravo sulla mia strada, disdicendo purtroppo le classiche del Gruppo Guiness, ormai troppo standardizzate, salvando qualche bretone fatta in casa. Sono sicuro che il mondo sarà pieno di buone birre artigianali, crude, fatte in casa…

Oggi mi fermo alla Cuvèe Millesimata del Birrificio Nazionale, è  una birra che offre un profilo particolare che unisce la bevibilità di una lager e l’aromaticità di una ale. Prodotta con un processo abbastanza raro, il suo profilo si distingue anche per il suo facile approccio, comunque completo. Di buona intensità olfattiva, gradevole nella sua finezza, al naso si distingue la frutta a polpa gialla, il malto, l’aromaticità del luppolo e una leggera mielatura. In bocca è rotonda con un amaro soft. Non impegna e non stanca.

I fratelli Rota di Torre dè Roveri, hanno lavorato seriamente ad un progetto per  concepire un’esclusiva ricetta che fosse in grado di produrre una birra chiara artigianale italiana, integra, non filtrata e senza aggiunta di conservanti, rifermentata in bottiglia.

href=”http://www.ilbuonodellavita.com/?attachment_id=1285″ rel=”attachment wp-att-1285″>La Cuvèe Millesimata è prodotta con il metodo della bassa fermentazione, subisce una seconda rifermentazione in bottiglia per arricchirne la complessità e completarne ed affinare il gusto (processo di produzione abbastanza raro). L’impianto di produzione della Kaspar Schulz di Bamberga.

Il malto usato è acquistato quasi totalmente da una malteria di medie dimensioni, considerata tra le migliori in Europa. Questo malto deriva da una specifica varietà d'orzo scelta perché la sua natura esalta le caratteristiche richieste per questa tipologia di birra. Per i luppoli, vengono utilizzati solo varietà nobili. Le varietà nobili sono quelle che danno i migliori risultati in termini di qualità dell'amaro e piacevolezza di profumi. I lieviti sono prodotti dalla Probiotech di Villanova sull'Arda. La schiuma è fine e compatta, aderente e persistente.

L’aspetto, dopo aver rimescolato i lieviti, è ovviamente velato per la presenza dei lieviti. Il colore è giallo oro carico con delicati riflessi aranciati. Di buona intensità olfattiva, gradevole nella sua finezza, al naso si distingue la frutta a polpa gialla, il malto, l’aromaticità del luppolo e una leggera mielatura. In bocca è rotonda con un amaro soft.  Non impegna e non stanca. Per ulteriori informazioni o contatti: www.birrificionazionale.it

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