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martedì, giugno 27, 2017 @ 02:06 PM
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A meno di tre mesi dalla sua costituzione, l’Istituto, nato per rappresentare il Vermouth di Torino in Italia e nel mondo, organizza al Museo del Risorgimento di Torino un evento per raccontare alla città natale del Vermouth un pezzo importante della sua memoria storica. Protagonista dell’incontro è ovviamente il Vermouth, con i suoi oltre tre secoli di storia e cultura del bere raccontati con passione da studiosi ed imprenditori del settore attraverso memorie storiche, aneddoti e curiosità. Finale con grande degustazione delle marche fondatrici dell’Istituto.

La sola città di Torino aveva nel 1840 almeno 30 produttori di Vermouth e liquori e 42 distillerie di brandy e grappa, senza contare il resto del Piemonte. Produttori che esportavano Vermouth in tutto il mondo, la gran maggioranza dei quali sono scomparsi per ragioni di mercato o scelte imprenditoriali o per gli alti e bassi dei consumi tra i secoli. A quelle case più note, floride e sopravvissute, si aggiungono in questi anni recenti nuovi produttori artigianali o nuove produzioni riprese dalle ricette  storiche. La produzione mondiale di Vermouth e prodotti affini si concentrava nella stragrande maggioranza sull’asse Torino – Pessione – Asti – Canelli, zona interessata dalla felice convivenza di vigneti e coltivazioni di altro genere, necessarie alla produzione migliore, ma a questa ed alle inoppugnabili prove storiche sedimentate di tre secoli di produzione si aggiunge il savoir faire piemontese e la passione, indispensabile ingrediente necessario alla trasmissione tra le generazioni di ricette originali e metodi di produzione.

Le aziende produttrici più antiche erano localizzate in prossimità di fiumi e strade ferrate, a testimoniare la necessità di spedire grandi quantità in tutti i continenti: dal Venezuela all’Australia, erano già 150 i Paesi in cui, a metà Ottocento, veniva esportato il Vermouth di Torino. Il gusto veniva declinato in base alle esigenze dei consumatori delle varie zone del mondo. Un avviso di passaggio informava i clienti della data e del luogo di arrivo del rappresentante, che annualmente o semestralmente si fermava in città per vendere il suo carico di Vermouth. Il vino aromatizzato veniva acquistato in barili o partite di bottiglie, che venivano poi riempite all’occorrenza. Il Vermouth è infatti il primo prodotto imbottigliato dagli stessi clienti, tanto che le bottiglie distribuite riportavano la dicitura nell’etichetta. Quest’abitudine venne poi vietata dal 1956, dopo la Seconda Guerra Mondiale.”

“Il successo del Vermouth ha portato all’intuizione dei bar monomarca, veri e propri negozi che vendevano esclusivamente i prodotti dell’azienda. Il grande interesse del pubblico nei confronti del Vermouth ha spinto le aziende a trovare nuove strategie promozionali, investendo fortemente in attività sportive come il calcio o le corse automobilistiche.” “Il Vermouth di Torino sarà quindi l’unico prodotto alimentare a portare in bottiglia nei salotti di casa, nei bar e caffè del mondo la denominazione della città. Un potente mezzo promozionale per Torino e Piemonte che oggi guida il trend positivo del bere con l’adeguato contenuto alcolico rispetto agli spiriti ed in piena sintonia con lo stile mediterraneo alimentare.”

Queste sono solo alcune delle affascinanti storie raccontate nel corso della prima uscita ufficiale, a tre mesi dalla sua costituzione, dell’Istituto del Vermouth di Torino,  l’organismo costituitosi ufficialmente il 7 aprile scorso per rappresentare la storica bevanda in Italia e nel mondo e al quale hanno aderito la maggior parte dei marchi produttori presenti oggi sul mercato: Berto, Bordiga, Carlo Alberto, Carpano, Chazalettes, Cinzano, Del Professore, Giulio Cocchi,  Drapò, Gancia, La Canellese, Martini & Rossi, Giovanni Sperone, Vergnano e Tosti. Per celebrare il compimento di questo percorso di aggregazione durato circa vent’anni, che ha portato, tra l’altro, alla denominazione legale riconosciuta “Vermouth di Torino”, l’Istituto del Vermouth di Torino ha scelto di ripercorrere tre secoli di storia e cultura del bere a Torino e nel mondo nel corso di una tavola rotonda organizzata questa mattina presso il Museo del Risorgimento del capoluogo piemontese. L’incontro è stato moderato da Fulvio Piccinino, sommelier e barman, docente e scrittore, socio onorario dell’Istituto ed autore nel 2015 del libro “Il Vermouth di Torino”.

 

 

mercoledì, giugno 14, 2017 @ 12:06 PM
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Primavera, tempo di Chiaretti, almeno sul lago di Garda dove Pompeo Momenti verso la fine dell’800, codificò la tradizione antica per produrre senz’altro il vino più originale e caratteristico della Doc Garda Classico.  In sua memoria ogni anno il Comune di Moniga organizza Concorso enologico Palio del Chiaretto –Trofeo Pompeo Molmenti, una singolare competizione,  che seleziona i Chiaretti in forma anonima. Il Chiaretto vincitore viene premiato con il Trofeo Pompeo Molmenti, cioè una preziosa coppa di cristallo di Murano, che viene definitivamente assegnata alla cantina che vince per tre volte, anche non consecutive.

Quest’anno la seconda selezione dei magnifici 15 ha visto trionfare l’azienda agricola La Basia di Puegnago (www.labasia.it) con il Valtènesi Chiaretto Doc 2016 La Moglie Ubriaca: il riconoscimento è stato consegnato dal presidente di Italia in Rosa Luigi Alberti oltre che dal sindaco di Puegnago Adelio Zeni. Assegnati anche i riconoscimenti della prima edizione di Italia in Rosa Packaging, il concorso per la miglior etichetta organizzato in collaborazione con San Faustino cui hanno partecipato 42 aziende.

Il Chiaretto è ottenuto dalle uve rosse del Garda Classico (Groppello min.30%;Marzemino min.5%, Barbera min.5% e Sangiovese min.5%) con il metodo dell’ alzata del cappello, che permette in una sola notte, dopo poche ore di fermentazione, di ottenere un vino dal colore rosato del “petalo di rosa”. Pompeo Momenti, senatore veneziano, sposò una nobildonna di Moniga del Garda, Amalia Brunati, che gli portò in dote la Villa omonima di Moniga e 15 ettari di terreno, la maggior parte coltivati a viti, declinanti dalle colline moreniche verso le sponde del lago. Rappresentò come Vincenzo Dandolo e Pietro Verri, una figura di intellettuale che si applicava con successo in numerose branche della conoscenza, storico, critico d’arte e quindi anche capace enologo e agronomo.

Prima di giungere a Moniga del Garda, Molmenti entrò in politica come consigliere comunale a Venezia e successivamente, nel 1890, fu eletto deputato al parlamento del primo collegio di Brescia. In seguito venne eletto senatore del collegio di Salò, carica che mantenne fino al 1920. E’ in questo periodo che il Molmenti si interessò politicamente anche dell’agricoltura ed in particolare della viticoltura del Bresciano. Molmenti intervenne più volte per sollecitare provvedimenti da parte del governo contro la fillossera che stava colpendo i vigneti italiani. Così come si occupò delle leggi sanitarie e di norme anti-sofisticazione nel campo dei vini. Nel 1919, a guerra conclusa, fu nominato sottosegretario di Stato per le antichità e belle arti, occupandosi in seguito del recupero delle opere d’arte sottratte dall’Austria durante la guerra.

L’idea di cimentarsi nella produzione del Chiaretto gli venne probabilmente dai numerosi viaggi intrapresi in Francia, ma non è escluso che l’ispirazione di utilizzare l’antico metodo (essendo un conoscitore dell’agricoltura antica) gli sia stata suggerita dalla letture delle Venti giornate di Agricoltura dell’autore cinquecentesco bresciano Agostino Gallo, che conosceva bene il metodo di produzione dei chiaretti francesi.

 

lunedì, febbraio 13, 2017 @ 09:02 AM
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Promuovere una gestione sostenibile del suolo in viticultura, attraverso lo sviluppo, la sperimentazione e scale-up di una tecnologia per la concimazione organica del vigneto: questo è il principale obiettivo di Life Vitisom, progetto – a cui Casa Paladin ha aderito come partner con tutte le sue aziende (Bosco del Merlo in Veneto, Castello Bonomi in Lombardia, Premiata Fattoria di Castelvecchi in Toscana) – curato dal dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano in collaborazione con il Consorzio Italbiotec, l’Università degli Studi di Padova e Sata Studio Agronomico. “L’utilizzo di questa tecnologia assolutamente innovativa – spiega Lucia Paladin, appassionata produttrice insieme ai fratelli Carlo e Roberto – consente di migliorare la qualità dei suoli dei vigneti in termini sia di struttura del terreno che di contenuto di materia organica e di biodiversità, con evidenti ritorni positivi anche sulla qualità delle viti e delle uve”. La promozione dell’uso razionale di concimi organici consente infatti di conservare e restaurare la sostanza organica nei suoli vitati, in linea con quanto riportato nel protocollo UE per la coltivazione integrata e bio.

Anche questo è fare “Viticoltura Ragionata”: significa interpretare il vigneto come un ecosistema in equilibrio ed agire al suo interno avendo sempre come obiettivo quello di preservarne la caratteristiche con azioni minime, puntuali e specifiche.

Ulteriori approfondimenti: www.lifevitisom.com

giovedì, aprile 2, 2015 @ 10:04 AM
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appassimentoIn una recente puntata di ExpoWineList, rubrica mensile di Mixer, http://www.mixerplanet.com/RIVISTE/Mixer/274/index.html, abbiamo parlato della Valpolicella, che grazie soprattutto al suo Amarone, è diventato il vigneto più prezioso d’Italia. 7.435 ettari coltivati a vite, che secondo uno studio di Assoenologi, valgono complessivamente circa 4 miliardi  di euro, una cifra che non ha eguali tra le altre Denominazioni italiane di vino rosso.

Ma Valpolicella non è solo Amarone, ce ne siamo resi conto durante l’ultimo tasting, dove mettiamo in evidenza non solo le caratteristiche organolettiche del vino, ma anche il valore del packaging, della facilità degli abbinamenti in cucina, del valore aggiunto verso il territorio, la ristorazione, ecc. ecc. Considerato forse a torto il “fratello minore” dell’ Amarone, il Valpolicella “Ripasso” è un vino che riscuote un gran successo, dovuto sicuramente all’ ottimo rapporto qualità/prezzo e al suo fascino verso soprattutto i giovani.

Il ripasso è una pratica di cantina – tipica della Valpolicella e simile al rigoverno utilizzato per il Chianti- che consiste nella rifermentazione (o seconda fermentazione) del vino Valpolicella fresco, con le vinacce (o fecce) appena utilizzate per la fermentazione dell’Amarone, vinacce provenienti da uve della medesima vendemmia, ma quindi appassite.  Conferisce al Valpolicella Classico, prodotto con uve di Corvina, Rondinella e Molinara, maggiore struttura e corpo, profumi più complessi e “maturi”, insomma un vino molto  piacevole, ma non impegnativo come l’Amarone e neanche così costoso.

In Valpolicella la tecnica del ripasso era caduta in disuso, quando a metà degli anni ’60 Masi Agricola la reintrodusse, donando nel 2006 il marchio di Valpolicella Superiore Ripasso alla Camera di Commercio di Verona,  in modo che altri produttori la potessero utilizzare. Un vino molto duttile a tavola perché lascia spazio a innumerevoli abbinamenti, sia tradizionali italiani, che con le cucine del mondo, etniche o creative. Da ricordare il servizio, che merita rispetto tanto quanto l’Amarone: apertura della bottiglia tempo prima; un calice ampio, balloon e una temperatura non inferiore ai 18 gradi.

I Valpolicella Ripasso degustati per la rubrica ExpoWineList, sono tutti eccellenti, alcuni di questi emergono tra gli altri per bontà e valore aggiunto. 111319

Il Valpolicella Doc Classico Superiore  Sant Urbano 2011, Viticoltori Speri,campione di biodiversità (vengono vinificate solo proprie uve provenienti da cloni autoctoni, preservando le varietà storiche a rischio di estinzione), ha un packaging mirabile, elegante e lungimirante. Un bouquet esplosivo di frutta rossa matura, che apre ad un palato piacevolissimo, che non stanca mai. Armonizza gli zuccheri dell’appassimento –a volte eccessivi in alcuni Amaroni- con le migliori sensazioni balsamiche di un gran vino rosso. Torre del Falasco Valpolicella Superiore ripasso 2012 Cantina Valpantena, ricco spettro ampelografico, note di sottobosco e confettura, in bocca è suntuoso e originale, un vino ideale a tutto pasto, non troppo impegnativo, dotato di grande bevibilità.

domenica, febbraio 16, 2014 @ 01:02 PM
guido

lacasettaCerto che uno che ha come blog “il Buono della vita” in questi momenti di amaritudine universale, potrebbe tacere. Se lo facessi butterei via 25 anni di vissuto nel mondo del vino, in cui sono nato per caso (una tesi in storia della vitivinicoltura lombarda), che ho amato, inseguito e oggi in qualche modo non mi ci ritrovo più.

Qualche maligno potrebbe dire –con ragione- : è finito il potere di voi giornalisti, perché sono finite le riviste dove scrivere. Non è in effetti così, scrivo ancora per Bargiornale, Ristoranti Imprese del Gusto e Vignevini- e ciò non è neanche poco- ma ciò che manca è l’interesse da parte dei principali attori della filiera: i produttori, a cui oggi è sufficiente sentire parlare dei propri vini premiati, della recensione di griffe su qualche giornale di cucina o meglio di moda.

Il mercato è ben altro –ogni partecipe della filiera ne è consapevole (ho avuto il piacere  di “battere i marciapiedi” con gli agenti di una grande cantina cooperativa) – il mercato se ne frega oggi delle guide, delle riviste, a meno che non parlino di loro, guarda i conti: la differenza tra l’incasso e le spese da pagare! Sono stati eclissati i tempi dove si poteva scrivere di cultura del vino (Corriere vinicolo, quando il direttore era il mio Amico Marco Mancini) e oggi ci si riempe solo la bocca di termini di degustazione, vogliono essere tutti i più bravi sommelier del mondo e i più integerrimi onavisti (moralisti).

Ma non sono qui per aumentare la fuffa delle lamentele, mi piacerebbe saltuariamente descrivere e consigliare un vino che mi è piaciuto, potrei anche parlare di quelli che reputo inopportuni, ma qualcosa di Buono, nella vita mi è rimasto!

Vorrei raccontarvi un vino che ho nel cuore e sul palato Oggi: La Casetta Valpolicella Ripasso Superiore Doc 2010, Domini Veneti. Il vigneto è situato nel cuore della Valpolicella Classica, tra le colline di Negrar, ad un’altitudine da 230 a 450 metri s.l.m. , esposto a sud-ovest. La tipologia del terreno varia, con prevalenza di argille e tratti calcrei nummolitici. Un’ evoluta interpretazione del Ripasso, cioè quell’antica tecnica per cui il Valpolicella si passa sulle fecce dell’Amarone per dargli colore e sostanza.

Rosso rubino carico con sfumature violacee, bouquet intenso, delicato con sentori di ciliegia e spezie, ritorno di passito… Al palato è caldo, corposo, pieno e vellutato, ritornano le uve appassite… . Grazie ai suoi 14% vol. è un vino dedicato ad abbinamenti importanti, stupendo con lepre in salmì. http://www.cantinanegrar.it/

 

venerdì, ottobre 11, 2013 @ 10:10 AM
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enoclub_puglia 004_bassaUna degustazione inedita, quella svoltasi all’enoteca Enoclub di via Friuli 15 a Milano, nell’ambito del secondo Roadshow all’interno della manifestazione Puglia top wine destination in programma a Roma e a Milano a partire dal 7 fino a tutto il mese di ottobre.

L’evento, reso possibile grazie al contributo dell’assessorato alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, è organizzato dal Movimento Turismo del Vino Puglia.
L’appuntamento è in contemporanea a Roma in 16 enoteche aderenti all’associazione “Athenæum” e a Milano in altre 16 enoteche aderenti al circuito “Vinarius”.

“Ancora una volta – ha spiegato Vittoria Cisonno, diretore Movimento Turismo del Vino Puglia – siamo sul palcoscenico più importante di Milano, enologicamente parlando, quello di Vinarius. Una città che ha un legame intrinseco con la Puglia per tradizione e amicizia e dove vogliamo presentare non solo i nostri vini ma anche la genuinità, l’eccellenza, la qualità e la storia che essi rappresentano per il nostro territorio”.

Il Fiano nonostante sia da sempre presente sul territorio pugliese, è una nuova Igp, che a breve diventerà Dop. Un vino bianco che da circa tre anni può essere elaborato dalle migliori cantine pugliesi, dopo un lungo studio che vede ancora impegnati il prof. Antonio Calò e l’Università di Milano, nella selezioni dei migliori cloni.

“Una regione la Puglia- ha esordito Alberto Schieppati, giornalista e direttore del magazine Artù, introducendo la degustazione che ha condotto – che esprime un unico terroir, parlando di vino, inteso come un’insieme di fattori che comprendono il clima, le caratteristiche dei suoli e dei vitigni, l’esperienza dei vignaioli che in secoli di tradizione, hanno saputo evolvere una tra le culture enologiche più complete attualmente nel nostro Paese”.

enoclub_puglia 017_bassaCinque i Fiano degustati, tutti con un filo comune che li unisce, segno che il materiale genetico (cloni e portinnesti) è quello giusto. “Diverse interpretazioni – ha sostenuto Massimo Malfassi che con la sorella Bianca gestisce Enoclub – ma vini moderni, che ricordano nelle sfumature più che i vini del Sud, le caratteristiche dei vini del Nord Italia, grazie a buone acidità e complessi profili sensoriali che raccontano molto dei diversi territori in cui nascono”.

I Fiano degustati: Fiano Salento Igt 2012 (Masseria Altemura), Roycello Salento 2012 (Tormaresca), Alticelli Salento bianco 2012 (Cantele), Amure Puglia bianco 2012 (Emera), Villa Schinosa Puglia bianco Igt 2012 (Villa Schinosa).

Un finale più gustoso che mai con la degustazione di due oli pugliesi, il Peranzana della Daunia, leggero e delicato e la Coratina, decisamente più saporito, che si può consumare nell’ambito dei due anni dalla produzione. “Siamo molto impressionati dagli olii pugliesi- ha concluso Bianca Malfassi- una realtà in continua evoluzione che ha un ottimo riscontro sui consumatori esperti milanesi”.

www.vinarius.it; www.mtvpuglia.it; www.enoclubwine.it

lunedì, ottobre 7, 2013 @ 12:10 PM
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thTorna “Puglia top wine destination”, 32 enoteche con vetrine dedicate e degustazioni guidate per scoprire e gustare la Puglia. L’evento è organizzato dal Movimento Turismo del Vino Puglia, in sinergia  con l’assessorato alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia,.L’appuntamento è in contemporanea a Roma in 16 enoteche aderenti all’associazione “Athenæum” e a Milano in altre 16 enoteche aderenti al circuito “Vinarius”. In ciascuna sarà possibile ammirare un’esposizione dedicata ai vini di Puglia e degustare alcune etichette di vino e di olio extravergine d’oliva selezionate dal Movimento Turismo del Vino Puglia.

“Dopo il grande successo avuto lo scorso febbraio – dichiara Sebastiano de Corato, presidente del Movimento Turismo del Vino Puglia –  si rinnova la collaborazione tra il Movimento Turismo del Vino Puglia e le associazioni di enotecari “Atheneum” (Roma) e “Vinarius” (Milano). Ancora una volta, per tutto il mese di ottobre, nell’ambito del progetto Puglia Top Wine Destination, avremo la possibilità di promuovere e valorizzare, nelle migliori enoteche di Roma, Milano e Lombardia, non solo i nostri vini ma anche la genuinità, l’eccellenza, la qualità e la storia che essi rappresentano per il nostro territorio. Particolari che sicuramente non potranno sfuggire all’attento pubblico di queste due importanti piazze italiane e che ci auguriamo scelgano successivamente la Puglia come prossima meta enoturistica”.

10-best-wine-travel-destinations-2013In 8 di queste enoteche (4 a Roma e 4 a Milano), la varietà e le peculiarità delle bontà di Puglia saranno illustrate da illustri giornalisti del settore enogastronomico, che guideranno degustazioni aperte al pubblico, gratuite e su prenotazione. Sarà dunque un modo per incuriosire i winelover e invitarli a scegliere la Puglia quale meta ideale per un soggiorno indimenticabile.

Milano: 

Giovedì 10 ottobre 2013 – ore 20.30

“Il Fiano”

relatore: Alberto Schieppati

presso: Enoclub: Via Friuli, 15 Milano – Tel. 02 55182421 – www.enoclubwine.it

 Giovedì 17 ottobre 2013 – ore 18.30

“Il Primitivo”

relatore: Fabiano Guatteri

presso: Enoteca Cotti

Via Solferino, 42 Milano – Tel. 02 29001096 – info@enotecacotti.it – www.enotecacotti.it

 Giovedì  24 ottobre 2013 – ore 18.00

“Il Negroamaro”

relatore: Guido Montaldo

presso: Bottega dell’arte del vino

Via General Fara, 25 Milano – Tel. 02 6697596 – bottega@arte-del-vino.it -www.arte-del-vino.it

 Mercoledì 30 ottobre 2013 – ore 18.30

“Il Nero di Troia”

relatore: Alessandro Franceschini

presso: Enoteca el Vinatt Rene’

via L.Tolstoj, 49 Milano – Tel. 02 471226 – info@elvinatt.it – www.elvinatt.it

lunedì, luglio 15, 2013 @ 09:07 AM
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Ogni anno Paolo Bisol, titolare di Ruggeri, un nome importante nella tradizione del Prosecco di Valdobbiandene, mi manda in degustazione le anteprime dei suoi “cavalli di battaglia” tra cui più di una parola d’encomio va spesa per il recupero delle vecchie viti, da cui nasce l’omonimo Brut Valdobbiadene Prosecco Superiore .D.O.C.G.

 “Questo vino- spiega Paolo –  tratto da Vecchie Viti di Valdobbiadene, le più belle e longeve Prosecche, Bianchette, Verdise e Perere, vuole essere un omaggio alla nostra terra e alla memoria degli uomini e delle donne che con le loro mani e il loro cuore la resero unica e feconda”. Per giungere a produrre questo vino è necessaria la collaborazione di numerosi agricoltori, proprietari dei più bei vigneti di San Pietro, Santo Stefano, Cartizze, Guia e Saccol, che possiedono viti comprese tra gli 80 e 100 anni circa.

Da quest’anno sono state messe a dimora le barbatelle innestate col legno prelevato dalle vecchie viti di Valdobbiadene. È questo il punto di arrivo di un  progetto  nato in collaborazione col nostro Consorzio di Tutela e con Veneto Agricoltura.

“Mettendo a frutto le nostre osservazioni sul campo, – continua Paolo Bisol – i molti anni di esperienza in vigneto e in cantina, e grazie alla sensibilità del nostro agronomo Gianluca Tognon, abbiamo selezionato 57 Prosecche, 3 Perere, 3 Bianchette e 6 Verdise: tutte piante con oltre 100 anni di età, veri monumenti vegetali, venerabili patriarchi che ancora, ogni anno,  producono splendidi grappoli dorati”.

Per ogni biotipo abbiamo piantato 3 viti, creando così una piccola collezione, un vigneto museale, che contribuirà a preservare nel tempo il grande e prezioso patrimonio genetico delle colline di Valdobbiadene. Anche al di là di più ampie considerazioni etiche, è evidente che salvaguardare la biodiversità è di fondamentale importanza per contrastare la crescente omologazione dovuta al comune impiego di barbatelle fornite dai grandi vivai.

Con questo piccolo gesto concreto Ruggeri vuole contribuire a preservare nel tempo la molteplicità dei profumi e dei sapori che hanno marcato, nel tempo, la storia di Valdobbiadene. 

venerdì, luglio 5, 2013 @ 12:07 PM
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buonaTerritorio, sostenibilità, naturalità, export, prezzo, sistema: sono concetti che riflettono l’essenza di un distretto – quello del vino – impegnato a preservare e valorizzare il patrimonio produttivo nostrano.

A fotografarli è la seconda edizione di Vino.Futuripossibili, ricerca dedicata alla filiera vitivinicola condotta dal Gruppo 24 ORE con le sue riviste Bargiornale, Gdoweek, Mark Up, Ristoranti Imprese del Gusto e VigneVini in collaborazione con l’esperta in tendenze alimentari e sociali Marilena Colussi, l’istituto di ricerche  Doxa-Marketing Advice ed il panel HQ24 (high Quality Panel) del Gruppo 24 ORE, che anche quest’anno ha puntato ad analizzare i fattori cruciali del vino, in un contesto in cui professioni, ruoli e competenze sono sempre più interconnessi.

Dai dati emerge chiaramente come la passione degli italiani per il vino vada coltivata: rispetto a qualche anno fa, infatti, si assiste ad una drastica riduzione dei consumi di vino (sceso a circa 37 litri annui pro-capite, ma metà rispetto agli inizi degli anni ’80), ma anche ad una notevole diversificazione delle scelte in termini di modi e luoghi di consumo – è cresciuto l’apprezzamento verso locali e ristoranti in cui si può bere vino al calice (giudicati con favore dal 71,1 e dal 76,2% dei due campioni) – e di canali utilizzati per l’acquisto – è ulteriormente cresciuto l’acquisto nella Gdo (canale utilizzato dal 72,4% del campione consumatori negli ultimi 6 mesi), ma sono stati riscoperti anche gli acquisti diretti (il 28,8% ha acquistato direttamente dal produttore o presso una cantina/spaccio) ed è in aumento l’acquisto via internet (14%). Ciò che non è mutato è il valore assegnato al vino, che rimane molto elevato, con un forte accento sulla passione: la maggioranza degli intervistati (il 57 ed il 55% dei due campioni), infatti, ha dato voti molto alti (tra l’8 ed il 10) alla propria passione per il vino. Anche la ricerca della qualità nel vino appare imprescindibile per il consumatore, che la lega al concetto di naturalità e sicurezza-salubrità ma anche di bevibilità.

Tornando alla ricerca, in generale pubblico e professionisti del settore sono unanimi nell’indicare come leve prioritarie per aumentare successo, consumi e vendite di vino la naturalità, l’attenzione al territorio e l’export: sono infatti tra gli elementi maggiormente votati nel corso della ricerca.

Seguono, in termini di importanza, anche la sostenibilità ed il prezzo: per quest’ultima leva risulta particolarmente sensibile il tema della chiarezza, vista la pluralità di posizionamento del prezzo dei vini all’interno dei diversi canali. Non mancano i riferimenti all’importanza di creare partnership e di fare sistema da parte di produttori e distributori. Sono giudicati meno rilevanti il fatto di puntare su marca e formule di e-commerce: quest’ultimo, probabilmente, è considerato più un mezzo utilitaristico che un’opzione strategica.

 

lunedì, luglio 1, 2013 @ 11:07 AM
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vinofuturiimageScrivo da giornalista del vino da più di vent’anni, grazie ad una tesi di laurea sulla storia della vinificazione in Lombardia, concessami dall’indimenticabile prof. Franco Della Peruta (Ordinario di Storia del Risorgimento all’Università degli Studi di Milano).

I primi articoli ed esperienze le ho vissute con il Corriere Vincolo, primo direttore Antonio Rossi e quindi per circa ventan’anni con l’amico Marco Mancini, da cui ho imparato pr0fessionalità e dignità nel fare informazione.

Bellissimi ricordi con l’annuario Enotria, che era un esempio di cultura del vino italiano nel mondo. In tutto questo tempo non ho mai scritto per autocelebrazione. Uno stile a cui non sono abituato.

Oggi con orgoglio voglio presentare il rapporto di filiera Vino.Futuripossibili  edito dal Gruppo 24 Ore. Un lavoro di squadra, scritto a tante mani (Bargiornale, Gdoweek, Mark Up, Ristoranti Imprese del Gusto e VigneVini e collaboratori), scaturito dai dialoghi ed intese con amici viticoltori, vignaioli, agronomi, enologi, direttori di consorzi da una parte, dall’altra con tantissimi operatori entusiasti dell’horeca e qualche guru della Gdo, nonostante la crisi attanagli i portafogli, ma per fortuna non le menti.

“Serve però una presa di coscienza – scrive Rosella Destefano, nell’editoriale del Rapporto – da parte di tutti: cantine, retailer, bar e ristoranti. E strategie condivise. Da queste considerazioni ha preso le mosse la nostra ricerca, dretta da Marilena Colussi, in collaborazione con Doxa Advice. Una questione che meritava di essere analizzata in profondità”.

Per raggiungere questi obiettivi la ricerca è stata condotta coinvolgendo da un lato i consumatori (sono state realizzate due indagini, una condotta da Doxa-Marketing Advice su un campione di 500 uomini e donne 18-64enni ed una su un campione di 2.340 persone selezionato dal Panel High Quality Gruppo 24 ORE), dall’altro i professionisti dell’intera filiera del mondo del vino (300 professionisti).

Ad arricchire l’edizione di quest’anno, anche le opinioni e i commenti del nostro comitato tecnico Wine Team: esperti, opinion leader e rappresentanti di consorzi che con entusiasmo hanno raccolto il nostro invito e sposato il progetto.

Il rapporto completo è consultabile all’indirizzo http://www.bargiornale.it/vino-2013/0,1254,87_FLP_1660,00.html