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venerdì, giugno 30, 2017 @ 09:06 AM
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Grandi novità nelle cucine de Le Beccherie: da mercoledì 5 luglio a guidare l’offerta gastronomica del ristorante di Piazza Ancillotto saranno Manuel Gobbo e Beatrice Simonetti che, dopo quasi 9 mesi trascorsi al bistrot Al Corder, si trasferiranno nel locale celebre per aver dato i natali al Tiramisù. Una scelta fortemente voluta dall’imprenditore trevigiano Paolo Lai, titolare di entrambe le strutture, che dopo gli eccellenti risultati ottenuti da Manuel e Beatrice presso Al Corder ha deciso di chiamarli a dirigere le cucine de Le Beccherie.

“Sto investendo molto in questo locale, che di fatto grazie ai suoi oltre 100 anni di storia è diventato uno dei simboli della città di Treviso – spiega Lai – Manuel e Beatrice hanno un passato nell’alta ristorazione, con esperienze importanti tra cui quella trascorsa presso il ristorante di Ciasa Salares, il 4 stelle superior di San Cassiano (BZ), in Alta Badia. Sono le persone giuste per guidare e rilanciare l’offerta gastronomica de Le Beccherie e farne un punto di riferimento sulla scena trevigiana”.

Dal canto loro, l’accoppiata Gobbo-Simonetti accoglie con entusiasmo la nuova sfida, pur lasciando con dispiacere la loro prima “casa”. “Al Corder ci siamo trovati benissimo – commenta Manuel – ma la cucina de Le Beccherie sarà molto più grande e ci permetterà di sperimentare nuovi piatti e nuove preparazioni. Anche il numero di coperti raddoppierà, da 20 a 40. Al momento con Beatrice stiamo mettendo a punto la nuova carta: utilizzeremo i primi mesi come prova, per conoscere la nuova clientela e prendere la mano in cucina.” Sarà la Marca Trevigiana il filo conduttore della nuova carta del ristorante: la materia prima infatti verrà selezionata da produttori locali e sarà la base di piatti che, pur riprendendo la tradizione, porteranno il segno dell’esperienza internazionale degli chef.

giovedì, giugno 1, 2017 @ 11:06 AM
guido

E come poteva essere altrimenti? Affacciato su un giardino di due ettari dove cespugli di rose e ortensie si affiancano ai prodotti tipici dell’orto lagunare, il Ristorante L’Ulivo del Palladio Hotel & Spa di Venezia si tinge ancor più di verde. Dal pochi giorni, il ristorante dell’hotel più green di Venezia propone un menù completamente vegetariano elaborato da Giovanni Ciresa, il noto chef per una decina d’anni a capo della ristorazione del Gruppo Bauer e ora consulente dello stesso. «Dopo aver messo mano alle proposte del ristorante sul Canal Grande – spiega Francesca Bortolotto Possati, Ceo del Palladio Hotel -, è venuto spontaneo pensare a una proposta vegetariana da poter offrire anche come alternativa a tutti i clienti, compresi i tanti che frequentano la prestigiosa SPA dove sin dall’apertura di questa stagione abbiamo proposto una selezione di preparazioni vegetariane».

A mescolare gli ingredienti raccolti direttamente nell’orto, con le verdure biologiche selezionate nei più prestigiosi mercati locali, è stato chiamato Francesco Fedrighi, cresciuto al Bauer sotto la direzione dello stesso Ciresa e con alle spalle grandi esperienze (al Garibaldi di Vicenza, al St Hubertus di San Cassiano e un periodo in California dove ha sperimentato l’importanza dell’elemento vegetale nelle preparazioni dei piatti).I profumi delle erbe appena colte, le spezie orientali, le verdure di stagione: tutto concorre a creare un menù raffinato e originale, dove il classico risotto di verdure è rivisitato grazie a menta piperita e yuzu, le barbabietole si accompagnano ai lamponi e il cremino al mais profuma di alloro. Piatti gustosi in perfetta armonia con la magia velata de luogo, immerso nei lussureggianti giardini del convento, luogo ideale per godersi il relax e la buona cucina.

Palladio Hotel & Spa è un hotel a cinque stelle emozionante e unico nel suo genere. Questo affascinante edificio era un convento del XVI secolo, progettato dal grande architetto rinascimentale Andrea Palladio. Qui, sull’isola della Giudecca diventata un hub dell’arte contemporanea, sorge una delle gemme più insolite e segrete di Venezia, lontano dalla folla e dal caos ma a soli 5 minuti da San Marco.

lunedì, novembre 19, 2012 @ 12:11 PM
admin


Oggi è sempre più facile, in qualsiasi angolo d’Italia, trovare un buon ristorante, dove la cucina creativa, firmata da chef emergenti, si sposa con la filosofia del Km0, abbinata ad un buon punteggio di una delle migliaia di guide o siti gastronomici più o meno di moda.

Non è assolutamente facile invece scovare un ristorante o meglio una trattoria, dove la tradizione delle “cose buone” sopravvive e si sposa con la ricchezza delle materie prime, creando un vero e proprio tesoro enogastronomico.

Al centro di Bosisio Parini, delizioso paese sul lago di Pusiano, paese natio del celebre Giusppe Parini dove lavoravano attive filande, ricavata da una osteria centenaria, la Trattoria il Quinto Quarto è un luogo di cultura Pantegruelica, per chi piace “mangiare”, nel vero senso della parola, accostando qualità a sostanza.

L'aspirazione di Francois Rabelais, creatore di Gargantua e Pantagruel, era che il lettore conformi la sua vita a quella di Pantagruel, e riconosca in lui il tipo umano più completo. Essere un buon pantagruelista, vuol dire “vivere in pace, in gioia e salute e darvi sempre bel tempo”.

Entrando nel cortile del Quinto Quarto il tempo in effetti si dissolve e prende posto la realtà fatta di bottiglie di grandi vini, di bontà enogastronomiche e di una simpatia e professionalità, che ti fa sentire a casa tua nel momento delle feste.

Ritornano alla mente le migliori letture della gioventù,  racconta Rabelais: “Poi convennero ch'era il caso di far merenda proprio là. E in men che non si dica fu tutto una va-e-vieni di bottiglie, un trottar di prosciutti, un volar di salsicce, un risuonar di bicchieri e di boccali.  Furono quindi portati numerosi, giocondi e ben stagionati prosciutti, belle, grosse e gioconde lingue di bue affumicate, salumi vari e bei salamini alla cacciato

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venerdì, ottobre 12, 2012 @ 01:10 PM
admin

Anche per questo prossimo weekend, Vi proporremo piatti che risaltano i prodotti tipici della stagione autunnale!
Ecco le novità!

# Gnocchi di ceci in salsa di porri e zucca
# Ravioli di anatra
# Pernice rossa all'uva

Per domenica 14 ottobre Vi segnaliamo ad Alagna il mercatino Slow Food, mentre ad Otro (fraz. Alagna) si terrà la Festa d

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sabato, settembre 8, 2012 @ 12:09 PM
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Rassa, in Alta Valsesia, è un piccolo gioiello che in pochi conoscono. Cento case arroccate su un fiume e con bei ponti, molto suggestivi. Si mangia bene a Rassa, tra i numerosi loci sapienti del mangiare, vi consigliamo l’Hostaria di Bricai, appena entrati in Rassa.

Cento anni fa si chiamava la vecchia Locanda delle Alpi. Oggi è un testimone prezioso della cucina di una volta, rivisitata da Giorgio de Fabiani, che con la moglie Chiara, hanno impostato un luogo della memoria e del piacere.

Ecco, tra le novità, cosa bolle in pentola questo prossimo weekend:

# Tagliatelle di farro con ragout di cinghiale
# Ravioli di capriolo
# Coscio

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domenica, aprile 15, 2012 @ 11:04 AM
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Qualcuno l’ha definita la “regina degli sciatt”, senz’altro l’appellativo di “ambasciatrice della Valle”, cucitole addosso da Edoardo Raspelli, le sta perfettamente.
Anna Bertola è una valtellinese di razza, ristoratrice per intuizione e passione. Nata a Bianzone il 2 agosto 1962, da genitori panettieri, che nel 1958 fecero un grande sforzo economico, ma lungimirante, acquistando le mura e l’attività della locanda-ristorante chiamata Altavilla, una bella casa dei primi del ‘900.

“Fin da piccolissima ho respirato l’aria della locanda, i profumi della cucina di mia madre, i racconti degli spalloni che nel 1970 facevano contrabbando con la Svizzera e si fermavano qui a rifocillarsi dalle lunghe e interminabili traversate. In quei tempi il contrabbando era il pane quotidiano, altro che turismo”. Dopo gli studi di ragioneria e un’esperienza a Parigi, come ragazza alla pari, imparando il francese e il tedesco per allargare i propri orizzonti, nel 1983 Anna torna a Bianzone e in seguito alla morte del papà, prende in mano la gestione della Locanda Altavilla.

Fu decisivo l’incontro con Giuseppe Bona, cuoco esperto e creativo, che ha saputo traghettare la cucina valtellinese tradizionale verso nuovi orizzonti, più moderni e in linea con le attuali esigenze dei consumatori. Sempre alla ricerca di nuove esperienze e professionalità da offrire alla propria clientela, Anna frequentò con consensi il Corso da Sommelier, poi un corso di degustazione e conoscenza di formaggi e infine un master in distillati promosso dalla Comunità europea svoltosi presso l’AIS di Milano.

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sabato, dicembre 10, 2011 @ 03:12 PM
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Già il sito, il Sacro Monte di Varese, esprime un fascino tutto particolare. Altri luoghi di culto e celebrazione, mi inquietano piuttosto che darmi pace e serenitàSarà per la natura, la riserva naturale del Parco del Campo dei Fiori,  che circonda le testimonianze architettoniche, sarà per il panorama, che spazia sulle montagne circostanti, che si specchiano nei laghi di Varese, di Monate e di Comabbio.

Il Sacro Monte,  con le sue 14 cappelle, che si snodano lungo un acciotolato di circa 2 km, è probabilmente il più affascinante itinerario mariano al mondo. Si pensa che sulla  via che porta al Sacro Monte siano passati, in circa 300 anni, 60 milioni di pellegrini. Negli scorci con panorami mozzafiato, tra i tetti delle case antiche, dai muri delle cappelle e del santuario, si percepisce il fascino di una storia importante.

L'importanza strategica del fortilizio di S. Maria del Monte, tra i più forti nel Contado del Seprio, emerge nel Medioevo, all'epoca delle lotte tra papato e impero. Quando i longobardi riuscirono, nel 1045, a far eleggere arcivescovo un loro esponente, Guido Bianchi da Velate, i contrasti s'inasprirono: Santa Maria diventò il quartier generale della fronda a Milano, fino a ospitare l'esercito di Federico Barbarossa, nemico giurato del clero ambrosiano. Con i Visconti, la storia cambiò. La rocca sul Sacro Monte cominciò a perdere potere fino a essere smantellata. Oggi rimangono visibili nel borgo rare tracce inglobate nel Santuario e fra le case private. Il 1400 fu per S.Maria del Monte un secolo buio, di profonda decadenza. I boschi selvaggi riguadagnarono  terreno. Non è un caso che, nel 1452, lo scelgano come luogo d'eremitaggio.

Nel 1474 Papa Sisto IV concesse la facoltà di istituire un convento agostiniano. La comunità religiosa si sviluppò fino al '600 quando, dall'intuizione della romita Tecla Maria Cid e dall'impegno del frate cappuccino Giovan Battista Aguggiari, nacque il progetto della monumentale salita del Rosario, a cui lavorarono alcuni tra i più importanti artisti e architetti dell'epoca, dal Bernascone al Nuvolone al Legnanino. (Guida al Campo dei Fiori ed al Sacro Monte di Varese -www.sacromo

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sabato, dicembre 3, 2011 @ 08:12 AM
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Il vino in palestra…un’eresia a detta di molti. Invece è la bella realtà che si vive a Living Wellness di Garbagnate milanese, centro fitness di mille metri quadrati con spazi distribuiti in modo ergonomico ed armonico. Un’essenza di tecnologia e sapere, progettata e gestita da mani esperte e menti consapevoli.

La bella esperienza nasce dalla passione di Raffaele Familari, direttore del centro e sommelier, e dall’incontro con i nuovi cuochi del Living Cafè, Davide e Giovanni, che si sono impegnati ad offrire oltre che un servizio quotidiano di caffetteria, tisane, colazioni e spuntini reintempranti, anche una sana cucina creativa, da affiancare alle attività sportive.

“Il consumo di alcolici e, in questo caso specifico di vino, – spiega Raffaele Familari – da parte di chi pratica abitualmente attività sportive è sempre stato un argomento controverso e complesso. Citando le affermazioni di alcuni medici sportivi e ricercatori: “…l’importanza del consumo moderato di vino da parte degli atleti intensamente sottoposti ad affaticamento e stress è confermata dalle proprietà sedative ed euforizzanti che contribuiscono il mantenimento della forza psicofisica. L’azione protettiva del sistema cardiovascolare di un consumo moderato di vino è pari a quella di un moderato esercizio fisico.” (M. R. De Jaham e J. Bordelais). E’ stato poi appurato che il consumo moderato di vino associato ad un esercizio fisico costante aiuta l’eliminazione di colesterolo dal sangue.
E’ però importante che il vino venga assunto in dosi moderate e soprattutto lontano da sforzi fisici e gare, per permetterne il metabolismo edevitare che l’acido lattico prodotto dalla digestione possa creare problemi fisici all’atleta”.

La prima serata a tema organizzata ai primi di dicembre è stata dedicata ai “Vini e cucina di montagna, tra benessere e piacevolezza”. E’ ormai noto che degustare il vino in modo consapevole e moderato apporta benefici ineguagliabili. Soprattutto i vini rossi prodotti con uve coltivate a quote elevate, sui vigneti eroici (per la difficoltà di coltivazione) delle montagne, sono molto ricchi di polifenoli e soprattutto di resveratrolo, quella sostanza antiossidante, che aiuta a prevenire malattie coronariche e anche alcuni tipi di tumore.

Valle d’Aosta e Valtellina a confronto, quindi, le maggiori aree terrazzate vitate in Italia, per una serata didattica, ma anche di ottima cucina. Le cantine che si sono messe in gioco, sono state l’Insitut Agricole Regional di Aosta e la Nino Negri di Chiuro in Valtellina. Piatti gustosi, ma in razioni calibrate, così come i calici di vino serviti. Hanno introdotto la serata un antipasto di tartare di cavallo abbinato ad un calice di “Sang des Salasses”, profumatissimo Pinot nero in purezza; a seguire un risotto alla fonduta di fontina con un calice di Fumin Vallèe d’Aoste Doc (autoctono valdostano). Un assaggio di pizzoccheri con un calice di Sassella Valtellina Docg Nino Negri e per finire bocconcini di cervo, marinati al vino bianco, con un calice di meraviglioso Sfursat Docg Nino Negri.

LIVING Cafè – tel. 02/99020464 –www.livingwellness.it – Via Caduti garbagnatesi 17,  20024 Garbagnate Milanese (MI)

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domenica, novembre 6, 2011 @ 08:11 AM
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Una tavernetta intima e accogliente, una chitarra messa in un angolo, un cantautore come ospite ed un menù studiato ad hoc che rispecchia note e personalità della musica proposta: questi gli ingredienti per una serata dal sapore raffinato e dal gusto un poco retrò. 

Il Giusto Gusto è un luogo sognato e realizzato Danilo Gatti, cuoco per passione e per professione. Punto d’incontro tra un cuoco e tante altre persone con in comune la passione per il buon cibo, il buon bere e il buongusto. A Piacenza un luogo che mancava. Dove acquistare un salume, bere un vino, ascoltare musica, leggere un libro, vedere una mostra fotografica.

Da novembre al mercoledì il centro ritorna ad animarsi: dopo la bella esperienza dei “concerti verticali”,  Il Giusto Gusto propone una serie di appuntamenti un po’ particolari: buona musica e buona cucina si fondono per creare ogni volta un’esperienza nuova. 

Prenotazioni e informazioni: Via dei Calzolai, 4 – 29121 Piacenza – Tel. 0523.071875

www.ilgiustogusto.com –  facebook: Il Giusto Gusto – mail: info@ilgiustogusto.com

 
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sabato, ottobre 22, 2011 @ 11:10 AM
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In una delle più belle piazze d’Italia, Piazza Duomo a Trento, si trova lo Scrigno del Duomo, wine bar e ristorante gourmet. Il palazzo che lo ospita è probabilmente medioevale e si accede attraverso un cancello in ferro battuto, dove apre un bel patio dove in primavera e d’estate si può degustare e cenare seduti ad un tavolo con una magnifica vista della fontana del Nettuno al centro della piazza

Strutturato su due piani: uno corrisponde al “Wine Bar” (piano terra) e l'altro al “Ristorante”, al piano inferiore, dove un tempo vi era l’antica piazza.  Il progetto di arredo e allestimento prosegue la ricerca paziente, che si è fatta per ristrutturare l’ambiente che lo avvolge, tra restauro e integrazione, nella ricerca di una precisa identità espressiva e formale.

Le nature morte di Albino Rossi, la vite di Luciano Zanoni, i trafilati in gres di Alessio Tasca, le foto di Flavio Faganello, o ancora l'opera astratta di Luigi Senesi e i disegni di Othmar Winkler sono segni che vibrano nel silenzio dello spazio. Ornano l’attuale “sala golf” (lodola) le stampe di Mondrian. Tutte queste importanti opere contribuiscono a rendere unico questo locale.

Prima di entrare nelle sale da pranzo imbandite, Franco Zanella, esperto sommelier vi ospita in una saletta per l'aperitivo, allestita sotto una pergola in ferro battuto di Luciano Zanoni. La sala più importante e quella del “Senesi”,  così chiamata dal nome dell'artista che ha creato il meraviglioso graffito, che occupa un'intera parete del locale.

Tra le sale, la più “antica” e suggestiva è la cantina, qui si può ammirare le mura di cinta della Trento romana e il pozzo del ‘700 rivenuto durante gli scavi: è questa la fornitissima enoteca dello Scrigno.  In questo ambiente affascinante e per niente formale, si degustano i piatti di Alfredo Chiocchetti, di ispirazione territoriale, rivisitati e creativi.

Un’esperienza “goduriosa” in un momento in cui anche la ristorazione che si definisce “creativa e di qualità”, secondo noi, lascia molto a desiderare. E allora abbiamo assaggiato le frattaglie di vitello che bontà (Millefoglie di lingua e chiodini con zabaione di salsa verde, testina in brodo di cipolla rossa, cervella dorata con misticanza, rognoncini con crema di mais) e la crema di cavolfiore con cannolo di Trentingrana con l’esordiente Altemasi rosè brut Trento Doc. Quindi la fracosta di manzo rosa con salsa bordolese, flan di zucca al dragoncello e cipolla rossa agrodolce con il Maso Torresella rosso (Lagrein e Teroldego), un’altra novità di Cavit. Abbiamo chiuso con il formaggio al posto del dolce, da una ricca carta dei formaggi territoriali tra cui il puzzone di Moena, la spressa delle giudicarie, il taleggio alle foglie di noce, ecc.

La carta dei vini  offre una scelta di oltre 750 etichette ed una ampia selezione di vini al bicchiere.

Lo Scrigno del Duomo, piazza Duomo 29 – 38100 Trento, tel. + 39 0461.220030; www.scrignodelduomo.com 65/70 € vini esclusi. 

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