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giovedì, settembre 14, 2017 @ 08:09 AM
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Una delizia a portata di mano e la possibilità di vincere un viaggio lontano persino nei sogni. E’ quello che deve aver pensato la signora Liliana Rampello, di Milano, quando si è recata nel suo supermercato Pam e si è trovata di fronte a una scelta di buongusto e di qualità unita allo scaramantico desiderio di tentare la fortuna.

La tentazione più grande deve essere stata senza dubbio poter gustare il salmone selvaggio dell’Alaska in versione “fresco”, un’occasione che capita solo una volta l’anno, in un periodo, stabilito e regolamentato dallo Stato dell’Alaska, che va da maggio a ottobre. Pam mette a disposizione dei suoi clienti in possesso della Carta PER TE nel mese di settembre, l’acquisto del salmone selvaggio abbinato al concorso “Vinci l’Alaska”, giunto ormai alla quinta edizione. Partecipare era semplicissimo. Bastava scegliere una delle tre varietà di salmone selvaggio disponibili (salmone fresco, carpaccio di salmone e tartare di salmone). Niente cartoline da spedire, niente formalità da compilare, solo uno scontrino a fare testo dell’avvenuto acquisto e, in automatico, la sfida alla dea bendata era assicurata.

Ed è così che la signora Liliana , il 5 novembre del 2016, si è vista consegnare dal direttore dl Pam Panorama di via Olona, a Milano, il signor Fabio Dellepiane, il premio che assicurava a lei e a un suo accompagnatore un viaggio da sogno in un periodo scelto da loro. “Siamo partite con mia figlia il 1° luglio 2017, con scalo a Francoforte e arrivo alla città di Anchorage, una città dove quasi tutti gli abitanti si dedicano alla pesca, soprattutto del salmone e dove le montagne sono la meta di scalatori e arrampicatori”… Bellissima ed emozionante la prima escursione in un magnifico Lodge , il Wilderness Place, che si raggiunge con un breve volo in idrovolante. Dall’alto si possono vedere chilometri di boschi e fiumi, una natura incontaminata solo a tratti interrotta da casette isolate sulle rive. Gentilissima l’accoglienza ed eccellente il cibo. Da qui, per due giorni abbiamo passeggiato ben equipaggiate e in completa sicurezza tra boschi e fiumi, alla scoperta dei diversi metodi di pesca.

La seconda escursione, verso Rebout Bay, ancora in idrovolante, ci ha regalato un’emozione in più. Infatti, in un punto in cui il fiume incrocia il mare gli orsi vanno a pesca di salmoni. Ahimè quel giorno non si sono fatti vivi ma è stato comunque esaltante attendere col fiato sospeso di goderci lo spettacolo. Non c’è stata delusione però, perché i luoghi erano talmente belli che ci siamo sentite felici di essere lì. L’ultima tappa, dopo il ritorno ad Anchorage, è stata il Parco del Denali, 24.000 chilometri di natura senza traccia umana. Ci siamo arrivate con un treno panoramico che viaggia sull’Alaska Railroad sfilando lungo scenari impressionanti che hanno come sfondo il più alto monte del NordAmerica, il McKinley, con la sua meravigliosa cima innevata.

Il giorno seguente un pullman ci ha portato a vedere gli animali del Parco, l’orso, il caribù, l’alce, il lupo, il procione, lo scoiattolo e, naturalmente, i molti uccelli, tra cui i rapaci, che attraversano perennemente il cielo. Poi, purtroppo, il ritorno, a malincuore, ma con gli occhi sempre legati a quella bellezza inaspettata che ci ha toccato profondamente”…

Promotore del concorso è stato ancora una volta ASMI, l’ente che si occupa di fare conoscere nel mondo i prodotti ittici dell’Alaska quali il Salmone Selvaggio, l’Ikura, il Granchio Reale, il Carbonaro. Il tutto in una felice collaborazione con Pam Panorama e con Monica Alberghini di NunaTravel specializzata in queste destinazioni.

www.alaskaseafood.it

 

venerdì, giugno 30, 2017 @ 09:06 AM
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Grandi novità nelle cucine de Le Beccherie: da mercoledì 5 luglio a guidare l’offerta gastronomica del ristorante di Piazza Ancillotto saranno Manuel Gobbo e Beatrice Simonetti che, dopo quasi 9 mesi trascorsi al bistrot Al Corder, si trasferiranno nel locale celebre per aver dato i natali al Tiramisù. Una scelta fortemente voluta dall’imprenditore trevigiano Paolo Lai, titolare di entrambe le strutture, che dopo gli eccellenti risultati ottenuti da Manuel e Beatrice presso Al Corder ha deciso di chiamarli a dirigere le cucine de Le Beccherie.

“Sto investendo molto in questo locale, che di fatto grazie ai suoi oltre 100 anni di storia è diventato uno dei simboli della città di Treviso – spiega Lai – Manuel e Beatrice hanno un passato nell’alta ristorazione, con esperienze importanti tra cui quella trascorsa presso il ristorante di Ciasa Salares, il 4 stelle superior di San Cassiano (BZ), in Alta Badia. Sono le persone giuste per guidare e rilanciare l’offerta gastronomica de Le Beccherie e farne un punto di riferimento sulla scena trevigiana”.

Dal canto loro, l’accoppiata Gobbo-Simonetti accoglie con entusiasmo la nuova sfida, pur lasciando con dispiacere la loro prima “casa”. “Al Corder ci siamo trovati benissimo – commenta Manuel – ma la cucina de Le Beccherie sarà molto più grande e ci permetterà di sperimentare nuovi piatti e nuove preparazioni. Anche il numero di coperti raddoppierà, da 20 a 40. Al momento con Beatrice stiamo mettendo a punto la nuova carta: utilizzeremo i primi mesi come prova, per conoscere la nuova clientela e prendere la mano in cucina.” Sarà la Marca Trevigiana il filo conduttore della nuova carta del ristorante: la materia prima infatti verrà selezionata da produttori locali e sarà la base di piatti che, pur riprendendo la tradizione, porteranno il segno dell’esperienza internazionale degli chef.

giovedì, giugno 1, 2017 @ 11:06 AM
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E come poteva essere altrimenti? Affacciato su un giardino di due ettari dove cespugli di rose e ortensie si affiancano ai prodotti tipici dell’orto lagunare, il Ristorante L’Ulivo del Palladio Hotel & Spa di Venezia si tinge ancor più di verde. Dal pochi giorni, il ristorante dell’hotel più green di Venezia propone un menù completamente vegetariano elaborato da Giovanni Ciresa, il noto chef per una decina d’anni a capo della ristorazione del Gruppo Bauer e ora consulente dello stesso. «Dopo aver messo mano alle proposte del ristorante sul Canal Grande – spiega Francesca Bortolotto Possati, Ceo del Palladio Hotel -, è venuto spontaneo pensare a una proposta vegetariana da poter offrire anche come alternativa a tutti i clienti, compresi i tanti che frequentano la prestigiosa SPA dove sin dall’apertura di questa stagione abbiamo proposto una selezione di preparazioni vegetariane».

A mescolare gli ingredienti raccolti direttamente nell’orto, con le verdure biologiche selezionate nei più prestigiosi mercati locali, è stato chiamato Francesco Fedrighi, cresciuto al Bauer sotto la direzione dello stesso Ciresa e con alle spalle grandi esperienze (al Garibaldi di Vicenza, al St Hubertus di San Cassiano e un periodo in California dove ha sperimentato l’importanza dell’elemento vegetale nelle preparazioni dei piatti).I profumi delle erbe appena colte, le spezie orientali, le verdure di stagione: tutto concorre a creare un menù raffinato e originale, dove il classico risotto di verdure è rivisitato grazie a menta piperita e yuzu, le barbabietole si accompagnano ai lamponi e il cremino al mais profuma di alloro. Piatti gustosi in perfetta armonia con la magia velata de luogo, immerso nei lussureggianti giardini del convento, luogo ideale per godersi il relax e la buona cucina.

Palladio Hotel & Spa è un hotel a cinque stelle emozionante e unico nel suo genere. Questo affascinante edificio era un convento del XVI secolo, progettato dal grande architetto rinascimentale Andrea Palladio. Qui, sull’isola della Giudecca diventata un hub dell’arte contemporanea, sorge una delle gemme più insolite e segrete di Venezia, lontano dalla folla e dal caos ma a soli 5 minuti da San Marco.

giovedì, settembre 25, 2014 @ 08:09 AM
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cognepratisantorsoCogne, come numerose altre località di villeggiatura della Valle d’Aosta, d’estate e d’inverno, organizza un denso programma di iniziative e manifestazioni, per scoprire le ricchezze e bellezze della valle, oltre alle consuete attività relative agli sport di montagna. Un ricco programma gestito dal Consorzio Operatori turistici Valle di Cogne, a cui va il plauso per una particolare escursione, intitolata: “promenade botanique”.

La mattinata, carica di pioggia, ha aperto uno scenario affascinante sulla ricchezza floristica dei prati di S.Orso, accompagnati dal magico entusiasmo di Damien Charrance, agronomo e ricercatore. Il prato di Sant’Orso o Mathgamain (in gaelico), che prende nome dal santo che nacque circa alla metà del V secolo in Irlanda, sceso dalla verde Eirin a seguito della guida spirituale di San Colomba, ha origini leggendarie, risalenti proprio al santo irlandese che sembra abbia incoraggiato il disboscamento di questa area, oggi di fronte a Cogne e prominente al massiccio del Gran Paradiso. Leggenda o verità, oggi i prati di Sant’Orso sono una miniera per il turismo di Cogne, ma soprattutto sono la ricchezza – nella storia- per gli agricoltori di Cogne, che ne ricavano grandi quantità di fieno.

I campi sono estremamente parcellizzati, quindi numerosi agricoltori, possiedono piccole quantità di prato, che spesso danno in gestione ad agricoltori più organizzati. Ciò che conta, oggi, in un mondo sempre più omologato, dove la differenza dei cibi e della cultura, fanno le particolarità, sono i piccoli mondi dove ogni sapore è diverso. In primis per la Fontina Dop, che dopo anni di maltrattamenti, riesce ad avere oggi una nuova identità, ma non ancora sufficiente per essere distinta ed apprezzata, in ogni singola parcella, in ogni differente terroir. Terroir, parola comune nel mondo del vino, forse un termine abusato, perché terroir significa la particolarità delle specie delle piante, insieme alle condizioni pedoclimatiche, il tutto correlato e armonizzato con le conoscenze dell’uomo sviluppate nei secoli.

damienIl vino, senz’altro rappresenta bene questo concetto, ma anche il fieno, soprattutto in un prato come quello di Cogne, che raggruppa circa 40 ettari, “un prato coltivato da secoli, quindi non naturale, – come piega Damien Charrance, agronomo – perché subisce irrigazioni e concimazioni e infine la falciatura, che determina il futuro del prato, se non falciassimo cosa rimarebbe? L’attenzione dell’agricoltore – continua Damien – deve essere assidua per evitare le specie selvatiche che invadono il prato, selezionare le migliori ad uso foraggero, determinando un’evoluzione dei pratic che consentano ai produttori di formaggi di permettere di riconoscere al consumatore, previo una determinata comunicazione, i tipi di formaggi e le erbe che diventano parte integrante del latte”. Sono oltre trenta le differenti erbe presenti nei prati di Sant’Orso, oggi ben selezionate e distinte. Alcune hanno anche un uso alimentare e officinale, determinate dalla tradizione e dalla moderna scienza. Come l’Achillea millefolium, utilizzata nella tradizione come rilassante e digestiva, celebre ad es. nell’elaborazione del Fernet.

fieno1Ma quali sono le specie congeniali per il miglioramento del foraggio, tenendo in considerazione che la razza bovina valdostana è molto antica, appartenente a un gruppo bovino autoctono, che popolò originariamente l’arco alpino, derivato probabilmente dal “bos brachyceros”, uno dei bovini ancestrali che vissero a cavallo con la preistoria? “Il Trisetum flavescens è una graminacea frequentissima nei prati –spiega Damien Charrance –  ha un buon valore nutritivo ed è un ottima foraggera che viene spesso consumata attraverso il pascolo. Indica eutrofia del suolo, vale a dire elevata presenza di nutrienti, in particolare azoto e potassio. Phleum pratense è una graminacea presente nei nostri prati, la considero una discreta foraggera perché a maturità diventa molto pagliosa e perciò meno appetibile da parte degli animali. Dactylis glomerata è una della graminacee con maggiore interesse foraggero, produce molta biomassa di buona qualità e si adatta bene ai terreni eutrofici. Purtroppo devo dire che il prato di Sant’Orso è invaso da almeno 2 categorie di specie dannose per la qualità del pascolo. La prima è rappresentata dalle ombellifere, che hanno un alto contenuto di lignina e, se raccolte insieme al fieno, peggiorano la qualità del foraggio perché in genere sono rifiutate dal bestiame. La seconda categoria di infestanti è la cresta di gallo (Rhinanthus sp.), questa specie è estremamente competitiva nei confronti delle foraggere e finisce per sopprimerle nel giro di 3/4 anni. Risulta perciò evidente la necessità di contenere queste piante nell’interesse di salvaguardare e migliorare la qualità dei nostri fieni/pascoli”. Sono argomentazioni essenziali per il consorzio (associazione di proprietari di prati) nei prati di Sant’Orso, punto di riferimento della comunità di Cogne.

martedì, novembre 12, 2013 @ 03:11 PM
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Mezzano_Comune Amico del Turismo Itinerante 1

Un centinaio di camperisti, partecipanti al raduno “Nel paese delle cataste di legna” organizzato dal Camper Club Feltrino e Primiero in collaborazione con l’amministrazione comunale, hanno inaugurato lo scorso weekend la nuovissima area di sosta allestita ai margini del borgo di Mezzano di Primiero.

 Contestualmente al raduno e all’inaugurazione ufficiale dell’area denominata L’Arca, il Comune di Mezzano, nelle persone del sindaco e dei rappresentanti della giunta comunale, ha ricevuto dal presidente del Camper Club Feltrino e Primiero -Gian Vittorio Zucco- e dal coordinatore per il Triveneto dell’Unione Club Amici–Dino Artusi- l’attestato di “Comune Amico del Turismo Itinerante”, oltre alla cartellonistica stradale prevista per chi aderisce appunto all’omonimo progetto, promosso appunto dall’UCA.

Mezzano è il primo, e al momento unico, Comune del Trentino dello speciale circuito al servizio dei camperisti.

Con l’allestimento della nuova area camper in via del Pian (GPS 46° 9’ 10” N 11° 48’ 43” E) Mezzano -già meta di un turismo slow e consapevole interessato a riscoprire le radici rurali del borgo e noto per la sua collezione di cataste di legna artistiche che ne fanno uno straordinario museo all’aria aperta- si candida a base ideale per esplorare l’intera Valle del Primiero. Le piazzole, tutte con vista memorabile sulle Pale di San Martino, sono 20, con approvvigionamento di acqua e corrente elettrica e la possibilità di scarico fogne. A breve saranno disponibili anche servizi e docce. L’area è aperta tutto l’anno.

La gestione dell’area è affidata a Vinicio Simion (cell. 342.0716262, e-mail viniciosimion@vodafone.it).

 

 

 

lunedì, novembre 19, 2012 @ 12:11 PM
admin


Oggi è sempre più facile, in qualsiasi angolo d’Italia, trovare un buon ristorante, dove la cucina creativa, firmata da chef emergenti, si sposa con la filosofia del Km0, abbinata ad un buon punteggio di una delle migliaia di guide o siti gastronomici più o meno di moda.

Non è assolutamente facile invece scovare un ristorante o meglio una trattoria, dove la tradizione delle “cose buone” sopravvive e si sposa con la ricchezza delle materie prime, creando un vero e proprio tesoro enogastronomico.

Al centro di Bosisio Parini, delizioso paese sul lago di Pusiano, paese natio del celebre Giusppe Parini dove lavoravano attive filande, ricavata da una osteria centenaria, la Trattoria il Quinto Quarto è un luogo di cultura Pantegruelica, per chi piace “mangiare”, nel vero senso della parola, accostando qualità a sostanza.

L'aspirazione di Francois Rabelais, creatore di Gargantua e Pantagruel, era che il lettore conformi la sua vita a quella di Pantagruel, e riconosca in lui il tipo umano più completo. Essere un buon pantagruelista, vuol dire “vivere in pace, in gioia e salute e darvi sempre bel tempo”.

Entrando nel cortile del Quinto Quarto il tempo in effetti si dissolve e prende posto la realtà fatta di bottiglie di grandi vini, di bontà enogastronomiche e di una simpatia e professionalità, che ti fa sentire a casa tua nel momento delle feste.

Ritornano alla mente le migliori letture della gioventù,  racconta Rabelais: “Poi convennero ch'era il caso di far merenda proprio là. E in men che non si dica fu tutto una va-e-vieni di bottiglie, un trottar di prosciutti, un volar di salsicce, un risuonar di bicchieri e di boccali.  Furono quindi portati numerosi, giocondi e ben stagionati prosciutti, belle, grosse e gioconde lingue di bue affumicate, salumi vari e bei salamini alla cacciato

Commenti disabilitati su Il Quinto Quarto di Bosisio Parini, un luogo di Pantagruelica memoria
venerdì, ottobre 12, 2012 @ 01:10 PM
admin

Anche per questo prossimo weekend, Vi proporremo piatti che risaltano i prodotti tipici della stagione autunnale!
Ecco le novità!

# Gnocchi di ceci in salsa di porri e zucca
# Ravioli di anatra
# Pernice rossa all'uva

Per domenica 14 ottobre Vi segnaliamo ad Alagna il mercatino Slow Food, mentre ad Otro (fraz. Alagna) si terrà la Festa d

Commenti disabilitati su Hostaria di Bricai di Rassa: un weekend di gusto
sabato, settembre 29, 2012 @ 11:09 AM
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Ecco cosa bolle in pentola!

# Risotto con pesce gatto ed erba cipollina
# Luccio al verde con bastoncini di polenta croccante

Naturalmente, per i più nostalgici, anc

Commenti disabilitati su Hostaria di Bricai (Rassa), ogni weekend un'emozione
sabato, settembre 8, 2012 @ 12:09 PM
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Rassa, in Alta Valsesia, è un piccolo gioiello che in pochi conoscono. Cento case arroccate su un fiume e con bei ponti, molto suggestivi. Si mangia bene a Rassa, tra i numerosi loci sapienti del mangiare, vi consigliamo l’Hostaria di Bricai, appena entrati in Rassa.

Cento anni fa si chiamava la vecchia Locanda delle Alpi. Oggi è un testimone prezioso della cucina di una volta, rivisitata da Giorgio de Fabiani, che con la moglie Chiara, hanno impostato un luogo della memoria e del piacere.

Ecco, tra le novità, cosa bolle in pentola questo prossimo weekend:

# Tagliatelle di farro con ragout di cinghiale
# Ravioli di capriolo
# Coscio

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domenica, aprile 15, 2012 @ 11:04 AM
admin

Qualcuno l’ha definita la “regina degli sciatt”, senz’altro l’appellativo di “ambasciatrice della Valle”, cucitole addosso da Edoardo Raspelli, le sta perfettamente.
Anna Bertola è una valtellinese di razza, ristoratrice per intuizione e passione. Nata a Bianzone il 2 agosto 1962, da genitori panettieri, che nel 1958 fecero un grande sforzo economico, ma lungimirante, acquistando le mura e l’attività della locanda-ristorante chiamata Altavilla, una bella casa dei primi del ‘900.

“Fin da piccolissima ho respirato l’aria della locanda, i profumi della cucina di mia madre, i racconti degli spalloni che nel 1970 facevano contrabbando con la Svizzera e si fermavano qui a rifocillarsi dalle lunghe e interminabili traversate. In quei tempi il contrabbando era il pane quotidiano, altro che turismo”. Dopo gli studi di ragioneria e un’esperienza a Parigi, come ragazza alla pari, imparando il francese e il tedesco per allargare i propri orizzonti, nel 1983 Anna torna a Bianzone e in seguito alla morte del papà, prende in mano la gestione della Locanda Altavilla.

Fu decisivo l’incontro con Giuseppe Bona, cuoco esperto e creativo, che ha saputo traghettare la cucina valtellinese tradizionale verso nuovi orizzonti, più moderni e in linea con le attuali esigenze dei consumatori. Sempre alla ricerca di nuove esperienze e professionalità da offrire alla propria clientela, Anna frequentò con consensi il Corso da Sommelier, poi un corso di degustazione e conoscenza di formaggi e infine un master in distillati promosso dalla Comunità europea svoltosi presso l’AIS di Milano.

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