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martedì, agosto 5, 2014 @ 11:08 AM
guido

generaleL’essenza del legno antico, si miscela con il profumo del fieno ormai secco, sfalciato nell’antico prato di Sant’Orso, a Cogne.  E’ facile scivolare così lungo i sentieri dell’arte e della storia, gustando in un ambiente di rara armonia e precisa identità culturale, la quintessenza della creatività della Valle.

“Tour Re Tour” è un percors0 itinerante di cinque artisti valdostani, una magica atmosfera che si crea grazie ad  un luogo antico, la Maison G.Dayné di Cogne, un sito sempre vivo e pulsante della memoria storica e architettonica della civiltà rurale, che coinvolge in un percorso carico di emozioni.

Lo spirito creativo di Barbara Tutino, Gianni Bersezio, Cesare Marguerettaz, Marina Torchio e Bobo Pernettaz, aiuta a penetrare con le loro opere fuori dal tempo e dallo spazio, il futuro dell’arte in Valle.

I “tatà” di Cesare Marguerettaz, giocattoli, ma soprattutto rappresentazioni archetipo degli animali presenti in Valle, selvatici o abitanti della bassa corte, animali con o senza ruote. stambecchiI quadri vividi e rugosi al tatto, di Barbara Tutino, tracciati su assi ruvide, di greggi e battaglie di stambecchi, portano la memoria le sconvolgenti pitture preistoriche delle grotte di Lascaux, che hanno tracciato la storia del mondo. La figure, grottesche? Di una realtà esaperante inventate da Bobo Pernattaz, che si definisce sarto di legni esausti. Artista che crea opere assemblando vecchi legni tarlati-consunti-segnati. Li sceglie con cura e li dispone giocando con le trame e i colori.

Le cornici di betulle, conferiscono alle installazioni una dimensione magica naturale, dove la betulla, beth (in celtico) era la scala verso gli dei e l’aldilà. Le memorie antiche di Cogne, così come quelle della Valle, vivono nelle deliziose statuette di grés dei Santi, plasmate da Marina Torchio, da Sant’Orso a San Grato, origini celtiche e indoeuropee si fondono nella leggenda. E poi ancora figure che danzano, mucche che godono della ricchezza del pascolo, in una musica di creta infinita. Poi si aprono le finestre di Gianni Bersezio, un legno caldo e chiaro che abbraccia gli indimenticabili paesaggi della Valle, incorniciati dal fieno giallo oro, che emana un profumo caldo, di stalla invernale.

generale2Gli alberi della vita, per i Celti ed i Salassi, di cui l’etnia faceva parte, erano molto importanti e Cesare Marguerettaz, originale ricercatore di musica etnica valdostana, mette insieme alberi musicali, con farfalle di bettula, che invitano il vento ad accarezzarli per elargire misteriose note. Dopo un luglio ed agosto intenso, di pioggia, sole e vento delle Alpi, Tour re tour, si replica al Castello di Saint-Rhemy en Bosses, dal 6 dicembre all’ 11 gennaio 2015.

mercoledì, aprile 9, 2014 @ 08:04 AM
guido

acidofileDal 18 al 27 aprile, in tutti i Viridea Garden Center un’esclusiva mostra mercato di piante acidofile. 

Viridea presenta una grande mostra mercato di piante acidofile: a partire da venerdì 18 aprile, in tutti i punti vendita sarà possibile ammirare meravigliose fioriture di azalee, camelie, rododendri e altre specie meno note, un’opportunità imperdibile per scoprire il affascinante mondo delle acidofile.
I Viridea Garden Center accoglieranno un esclusivo assortimento di acidofile di varie specie e dimensioni, tra Azalea mollis e rustica, Camelia japonica, Kalmia latifolia, Leucothoe, Pieris e Rhododendron.
Le piante acidofile saranno disponibili in tutti i Viridea Garden Center da venerdì 18 a domenica 27 aprile, fino a esaurimento scorte, con prezzi a partire da € 5,90.
Maggiori informazioni su www.viridea.it.

martedì, febbraio 25, 2014 @ 12:02 PM
guido

gino-veronelliLeggo su uno dei sempre più rari giornali “di carta”, dedicati all’enogastronomia, Affari di Gola, in particolare del territorio bergamasco, che il Comitato decennale Luigi Veronelli ha annunciato l’avvio dei lavori per la realizzazione della grande mostra “Camminare la Terra”, dedicata all’opera e al pensiero di Gino Veronelli, che sarà prodotta dalla triennale di Milano a gennaio 2015.

Finalmente si ridà voce al pensiero del Grande Gino, al quale bisogna tributare come primo onore, il fatto di aver iniziato a scrivere di vino in modo schietto, ma professionale.

“Camminando la terra, ma soprattutto nei vigneti”, secondo il motto di Gino, si possono  raccontare storie incredibili, sapori indimenticabili, la fatica di chi ha sempre creduto e lavorato la terra e la vigna.

Il lavoro in corso da parte del Comitato sull’immenso archivio, reso a disposizione della famiglia, intende tracciare un profilo più preciso della poliedricità di Veronelli e allo stesso tempo far riemergere anche altre grandi personalità del settore, come Luigi Carnacina, Gianni Brera, Sivlio Coppola, il suo designer, con cui Gino intrattenne una fitta corrispondenza epistolare.

sabato, settembre 28, 2013 @ 11:09 AM
admin

expo1906“Le Alpi stanno per essere un’altra volta dischiuse ai commerci del mondo ed alle comunicazioni delle genti . – Riporta l’incipit del favoloso volume ‘Milano L’Esposizione internazionale del Sempione’ edita da Treves nel 1906 – Un’altra volta Milano si troverà alle porta d’Italia sulla via tra gli oceani e la grande pianura d’Europa e ne avrà accresciute l’operosità, la rinomanza e la ricchezza. A celebrare l’evento avvicinatore di popoli, Milano ha deliberato di invitare tutti i paesi della terra ad una gara pacifica di opere industri e di porgere in mostra ai convenuti, quale espressione dell’anima nazionale, i puri prodotti dell’arte italiana”.

Siamo convinti che l’Expo sarà la più importante occasione per l’Italia per mostrarsi al mondo… ma non siamo troppo certi che ciò avverrà puntualmente. L’Expo e tutta la sua “macchina” è infatti in forte ritardo e soprattutto i consumatori, cioè Noi, non sono informati tempestivamente di ciò che sta accadendo e accadrà!

Iniziamo quindi dalla storia, per raccontare il mito di una esposizione universale, svoltasi a Milano nel 1906.

LEsposizione Internazionale di Milano del 1906 si tenne dal 28 aprile all’11 novembre di quell’anno in padiglioni ed edifici appositamente costruiti alle spalle del Castello Sforzesco (l’attuale Parco Sempione) e nell’area dove dal 1923 è sorta Fiera di Milano. Per l’occasione furono investiti 13 milioni di lire dell’epoca, le nuove costruzioni furono 225 tra cui l’acquario civico (unico rimasto). Le nazioni partecipanti furono 40, gli espositori 35.000, i visitatori furono stimati in più di 5 milioni, una cifra record per l’epoca. L’immagine simbolo dell’esposizione, realizzata da Leopoldo Metlicovitz, celebrava l’apertura del traforo transalpino del Sempione, completato proprio nel 1906, rendendo possibile la prima linea ferroviaria diretta tra Milano e Parigi.

sempioneIl tema dell’esposizione, in omaggio al traforo del Sempione, fu individuato nel “trasporto” ed in tutto ciò che richiamasse il dinamismo. Per realizzare ciò si decise di creare due settori distinti, uno all’interno del parco e un altro nell’antistante Piazza d’Armi.

Pertanto, proprio nella piazza davanti all’ingresso dell’Esposizione, fu portato tutto il materiale ferroviario, mentre si dedicò il parco alle mostre relative all’arte. Si pensò inoltre di collegare i due settori con una linea ferroviaria elevata. Una linea ad alta tensione ne garantiva la mobilità. Nella piazza, oltre ai locomotori italiani, trovarono posto diverse motrici provenienti dall’Olanda, dall’Austria, dalla Germania, dal Belgio e dalla Francia. Queste furono poi mostrate nell’eseguire manovre e nell’affrontare gli scambi automatici.

Il comitato cittadino, costituitosi ad hoc, individuò l’area verde retrostante il Castello Sforzesco (che avrebbe poi preso il nome di Parco Sempione), come il luogo ove si sarebbe svolto il grosso dell’evento. Fu poi lanciata una sottoscrizione pubblica per ottenere i fondi necessari. A pochi giorni dall’inaugurazione si raggiunse la considerevole cifra di sei milioni di lire.

L’Esposizione Internazionale di Milano fu solennemente inaugurata il 28 maggio 1906 dai sovrani d’Italia e si chiuse l’11 novembre dello stesso anno con un corteo luminoso. Il 3 agosto, nella galleria d’Arte decorativa italiana e ungherese scoppiò un incendio che distrusse diversi edifici e padiglioni. In particolare fu distrutto dal fuoco il padiglione dell’Architettura. Nel giro di quaranta giorni i locali andati distrutti furono ricostruiti e nuovamente inaugurati alla presenza del re Vittorio Emanuele III. Il 1 ottobre fu anche inaugurata la sezione d’arte decorativa ungherese alla presenza del presidente del Consiglio dei ministri Giovanni Giolitti.

Padiglioni tematici

milano1906Su progetto dell’architetto Sebastiano Locati, all’interno dell’Esposizione Internazionale, fu inaugurato il 28 aprile 1906 l’Acquario civico di Milano, che tutt’oggi è da annoverarsi tra gli edifici di maggior pregio e significato del liberty italiano. Uno dei padiglioni che riscosse maggior successo fu il cosiddetto “Parco Aerostatico” in cui erano mostrati diversi tipi di Palloni aerostatici riempiti di aria e/o gas. La mostra aeronautica, una delle prime del genere, aveva in esposizione l’aerocicloplano costruito da Aldo Corazza, dotato di un triciclo atto alla creazione della forza di propulsione necessaria al decollo ed al volo. Ma soprattutto l’aeronave Italia, opera realizzata da Almerico da Schio e primo dirigibile della storia italiana, il quale l’anno precedente aveva effettuato il primo volo sui cieli di Schio.

A tutto ciò si affiancavano i padiglioni dei Paesi partecipanti. Tra questi degno di menzione era il padiglione russo che vedeva tra gli aderenti lo stesso zar Nicola II con la collezione di porcellane delle fabbriche imperiali. Alle iniziative strettamente connesse all’esposizione se ne affiancarono altre di contorno dal carattere mondano realizzate all’interno di chioschi bar e ristoranti. Tra le iniziative più curiose, si annoverò la ricostruzione di una via del Cairo fornita di un ristorante tipico davanti al quale stazionava un cammello. Alcuni padiglioni stranieri, infatti, prevedevano anche la degustazione di prodotti tipici, si fece in particolare notare il padiglione cinese con il relativo ristorante. 

giovedì, maggio 30, 2013 @ 08:05 AM
admin

BIBLIOTECA QUARTO OGGIARO Via Otranto (ang. Via Carbonia)
Le iniziative della Biblioteca Quarto Oggiaro di giugno.

4 giugno 2013 ore 20.30

Chiaroscuro Milanese: Storie di Periferia di Moreno Castelli (0111 Edizioni, 2013).

Biblio-Quarto

Introduce Barbara Tripodo, responsabile biblioteca Quarto Oggiaro
Dialoghi con l’autore di Sara Pupillo, del blog Un Cicinin de Milan; letture di Francesca Toja, attrice.
Chiaroscuro Milanese è una fotografia originale delle nostre periferie e allo stesso tempo una riflessione profonda sulla necessità di dare un senso vero alla propria esistenza quotidiana. Attraverso gli occhi del protagonista, un musicista affermato che non rinuncia all’impegno civile nel quartiere in cui vive, l’autore rivela un mondo variegato, fatto di personaggi a volte drammatici, a volte grotteschi, che ruotano attorno a un centro sociale molto particolare, il Baraonda, situato proprio di fronte al Cimitero Maggiore di Milano. Selmo, il protagonista, vive il proprio tempo tra la passione per la musica e il centro sociale, dove ogni giorno si trova ad affrontare le situazioni più inverosimili. A un certo punto la sua vita viene sconvolta da una dura vicenda personale, che lo costringerà a regolare i conti in sospeso con il mondo. Il passato di Selmo emergerà di volta in volta dagli incontri che il protagonista vivrà lungo un misterioso viaggio verso le montagne, alla fine del quale si troverà davanti a una scelta difficile…
Moreno Castelli è nato a Milano nel 1973. Di professione è artigiano orafo ed è laureato in Scienze della Comunicazione Interculturale. Si occupa di problemi legati all’immigrazione nelle periferie, con un’attenzione particolare sul tema dell’insegnamento della lingua italiana agli stranieri. “Chiaroscuro milanese” è il suo primo romanzo.
INFO > 0288465813

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martedì, maggio 15, 2012 @ 06:05 PM
admin

Per l’intero mese di Maggio, il mese delle rose, si potranno ammirare migliaia di varietà di rose fiorite a Castello Quistini, visitabile fino a fine Luglio. Lo spettacolo del fiore più amato si ripete ogni anno ma stupisce sempre come se fosse la prima fioritura, ma mai come quest’anno i colori e i profumi invadono l’intero spazio, reso famoso dai bellissimi giardini realizzati dalla famiglia Mazza, e dall’imponente palazzo risalente al 1500.  
Il percorso, reso unico dall’affascinante abbinamento tra storia e botanica, leggende e misteri, è un intenso viaggio in natura ed è visitabile tutte le Domeniche e festivi dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 15,00 alle 18,00 fino fine Luglio.  
E’ difficile immaginare un mondo senza rose. E’ senz’altro il fiore più amato e romantico che si possa trovare in giardino e a Castello Quistini si possono vedere, ammirare e acquistare varietà splendide come “Mme Alfred Carrière”, una magnifica rosa rampicante dai grandi fiori profumati color bianco

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martedì, maggio 8, 2012 @ 09:05 AM
admin

E’ una mostra, minuta, deliziosa, di poesie composte dai ragazzi e ragazze dello “Spazio Studio con te” e curata dagli operatori del Progetto Capuana-AGORA’, che si può visitare presso la Biblioteca Quarto Oggiaro, via Otranto angolo Carbonia.

Lo Spazio “Studio con te” nasce all’interno del progetto Piazza Capuana Spazio Agorà, promosso dal Comune di Milano.

Il servizio si rivolge agli studenti delle scuole medie secondarie di primo grado e alle loro famiglie in Quarto Oggiaro e si propone, attraverso attività didattiche ed educative, di aiutare i genitori condividendo insieme la responsabilità di far diventare grandi i loro figli.

“La nostra speranza – spiega Francesco Pastanella, responsabile dello ‘Spazio-Studio con te’ – è che i giovani del quartiere possano trovare sostegno nella costruzione di nuovi interessi e motivazioni per la vita e per lo studio, affiancati da famiglie che non vogliono scoraggiarsi né abbandonare il difficile compito di accompagnare i ragazzi ad essere cittadini liberi e forti del mondo”.

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martedì, settembre 20, 2011 @ 09:09 AM
admin

Apre a Villa Sartirana, a Giussano, dal 1 al 16 ottobre la bella mostra “Storia e miti dei Longobardi d'Insubria”, mostra a cura di Elena Percivaldi e Cristiano Brandolini in collaborazione con GASAC e Terra Insubre.

Gli storici latini – Velleio Patercolo in testa – li consideravano “un popolo più feroce della ferocia germanica”. Ma i Longobardi erano davvero i più crudeli tra i barbari? Il regno che stabilirono in Italia, e che durò due secoli, fu veramente un'epoca così buia come generalmente si crede? E cosa lasciarono Alboino e i suoi discendenti in eredità alle generazioni future, quale fu il loro contributo alla storia e all'identità del nostro Paese e in particolare in quella Lombardia che da loro avrebbe preso il nome?

L'esposizione, curata dalla storica Elena Percivaldi e dall'archeologo Cristiano Brandolini con la collaborazione delle associazioni culturali GASAC e Terra Insubre, consentirà di ammirare una settantina di riproduzioni filologicamente esatte di armi, abiti, gioielli e oggetti d'uso dell'epoca longobarda (568-774 d.C.), contestualizzate in un allestimento di grande suggestione. Ad accogliere i visitatori saranno infatti alcuni “longobardi” abbigliati secondo le fogge dell'epoca nella ricostruzione di un contesto tombale corredato dalle famose “pertiche” sormontate da colombe di legno che si ritiene  fossero orientate verso il punto in cui giacevano le spoglie dei guerrieri morti lontano dalla patria.

La mostra è di estrema attualità considerando che l'Unesco ha appena accettato il progetto “I Longobardi in Italia. I luoghi del Potere (568-774 d.C.)” nella lista dei siti Patrimonio Universale dell'Umanità: un evento che interessa Cividale del Friuli, Spoleto, Campello sul Clitunno, Benevento, Monte Sant’Angelo, il complesso di Santa Giulia a Brescia e il sito di Castelseprio (Va),  composto dal castrum e dal complesso monasteriale di Torba.  L'iter si è concluso positivamente a fine giugno, per cui quella di Giussano si annuncia come una delle prime mostre dedicate ai Longobardi dopo lo storico evento.

Il legame dei Longobardi con la Brianza, del resto, è molto profondo: Monza fu infatti, come noto, la residenza estiva della regina Teodolinda (morta nel 627), che vi fece costruire un palazzo e una cappella palatina dedicata al Battista destinata in seguito a diventare il Duomo cittadino e a custodirne le spoglie.  Alla regina, di origine bavarese, è collegata la leggenda – riportata dal cronista trecentesco Bonincontro Morigia – dell'origine del nome stesso di Monza: mentre cavalcava alla ricerca di un luogo consono ad ospitare la basilica, la regina si sarebbe fermata a riposare lungo le rive del Lambro; una colomba apparsa in sogno le indicò il posto con la parola latina modo (qui), Teodolinda rispose va bene (etiam), e fu così che nacque Modoetia

La mostra di Giussano presterà dunque particolare attenzione alle testimonianze archeologiche emerse nel territorio lombardo, in particolare nella non lontana necropoli di Trezzo d'Adda, che ha restituito tra i tanti oggetti due splendidi anelli-sigillo – saranno presenti le riproduzioni perfette – e alcune crocette riccamente lavorate con motivi decorativi a intreccio tipici dell'arte cosiddetta “barbarica” (anch'esse in esposizione). Si potranno ammirare anche spade, umboni di scudo, fibule, finimenti di cinture decorati, le tipiche ceramiche a sacchetto decorate a stampiglia, acciarini con pietra focaia (selce) e esca di accensione (fungo essiccato) e altri oggetti di uso quotidiano.

 “Dopo il successo riportato lo scorso anno con la realizzazione dell'evento espositivo dedicato ai Celti – commenta l'assessore alla Cultura Marco Citterio -, anche nel 2011 il Comune di Giussano investe nella riscoperta delle radici del territorio brianzolo, proponendo un articolato percorso storico, culturale ed archeologico dedicato alla riscoperta e conoscenza della presenza del popolo longobardo sul nostro territorio”.

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