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lunedì, aprile 4, 2016 @ 06:04 AM
guido

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Il Vino Danza, uno spettacolo sinergico, tra l’ arte della musica e il fascino della storia e della degustazione, per raccogliere l’attenzione del pubblico, divertendo e coinvolgendo gli spettatori, promuovendo la cultura e i valori del vino e della musica popolare.

 

Canzoni, ballate e danze tradizionali (con strumenti originali), interpretate dai Seanchaì, accompagnano gustose storie, racconti, curiosità sulla cultura del vino italiano con un approfondimento tematico regionale e alcune contaminazioni europee.

Nell’affascinante contesto dell’ Enoteca Ristorante Piaceri & Pasticci situata nella più bella corte del 700 nel centro di Parabiago, saranno protagonisti i Franciacorta Bio di Barone Pizzini, magistralmente abbinati ad un menù firmato da Luigi Dell’Arena.

 

Salmone marinato al limone e vaniglia, Cappasanta allo Sherry, couscous alle verdure caramellate con gamberi & Franciacorta Docg Nature
Pasta e fagioli alla marinara & Franciacorta Brut
Baccalà alla napoletana & Franciacorta Satèn
Pera al moscato con crema di mandorle e cacao
38 €

 

Il Vino Danza – il 15 aprile 2016 ore 20.30 – PIACERI & PASTICCI
Via San Michele 13
Parabiago (MI)
Italia Tel 0331-553938 – Cell 334-6732167 – info@piaceriepasticci.it

lunedì, aprile 4, 2016 @ 06:04 AM
guido

10157373_100340413684091_234013356869434634_nSeanchaí (In Irlanda) o Seanchaidh (in Scozia), significa “portatore di vecchia tradizione”. Nell’antica cultura celtica, la storia e le leggi non erano scritte, ma memorizzate in lunghi poemi lirici recitati da bardi (Filí), in una tradizione: la seanchaithe.

 

Musicisti da oltre 30 anni, in gruppi storici di musica celtica (Celtag) ed etnica (Barabàn); Guido Montaldo e Paolo Ronzio, moderni seanchaidhthe e cantastorie, propongono originali spettacoli, laboratori e concerti, con-fusion di degustazioni, storia e convivialità.

 

Il Vino Danza, uno spettacolo sinergico, tra l’ arte della musica e il fascino della storia e della degustazione, per raccogliere l’attenzione del pubblico, divertendo e coinvolgendo gli spettatori, promuovendo la cultura e i valori del vino e della musica popolare.

sabato, settembre 12, 2015 @ 01:09 PM
guido

baraban“Spunta l’alba del 24 maggio, comincia il fuoco l’artiglieria, il terzo alpini per la via, il Monte Nero per conquistar”… sono le parole d’inizio de “Il Monte Nero”, canto raccolto dalla voce di Eva Tagliani, timorosa nell’eseguirlo perché proibito durante il fascismo, come d’altronde tutte le altre “memorie musicale”, incise dai Barabàn in questo album, essenziale per la memoria della storia del nostro Paese.

Da alcuni anni Barabàn porta nei teatri e nelle piazze lo spettacolo multimediale Voci di trincea, che narra la Grande Guerra, di cui ricorre quest’anno il centenario, che in realtà per l’Italia si prolunga nel 1915, poiché il nostro Paese entrò in guerra il 24 maggio 1915.Il primo conflitto mondiale si presta ad essere il simbolo della guerra nella sua essenza, con il suo esagerato carico di morti e feriti, di vite segnate da profonde mutilazioni, fisiche e psicologiche. Coerentemente con l’attenzione che Barabàn rivolge da sempre ai temi sociali, il CD – così come la performance “live” – rilegge la Grande Guerra dalla parte dei soldati più umili, di quelli che, provenienti da zone rurali e generalmente privi di particolari specializzazioni, finivano in prima linea.

Pastori sardi, braccianti delle Murge, contadini veneti, minatori bresciani si trovarono spalla a spalla nelle trincee, parlando lingue diverse, a combattere per scopi che venivano comunicati loro dagli slogan dei manifesti di propaganda. Registrato tra il 2004 e il 2015 in Italia, Svizzera e Germania, talvolta anche in luoghi cari alla memoria della Grande Guerra, come le pendici del Pasubio, l’album inanella canzoni – in gran parte di protesta – divenute il simbolo dell’assurdità della guerra e del dolore che il lungo conflitto ’15 – ’18 ha portato in tutte le case italiane e di gran parte dell’Europa.
Il canto, spesso, era per i soldati un’occasione di legame e la maggior parte delle canzoni della Guerra ’15-18 sono infatti in lingua italiana proprio per poter essere condivise da tutti, così come i pochi balli, Valzer o Polche, eseguiti da improvvisate orchestrine formate da quelli che riuscirono a portare al fronte una chitarra, un mandolino o un violino.

I canti della guerra, poi, sono stati riportati a casa direttamente dai soldati, o creati dai cantastorie, diffusi e replicati dalle donne nelle risaie o nelle filande. In molti casi si tratta di vecchie ballate, con testi modificati per adattarli alla propria condizione e alle proprie battaglie, spesso ramificatisi in tante versioni quante erano le brigate dove circolavano. Rari, invece, i canti in cui la protesta assume forma consapevole. Alcuni di questi, raccolti negli anni Sessanta durante le ricerche sul canto sociale e altri documentati da Aurelio Citelli e Giuliano Grasso negli anni Ottanta, sono ancora oggi eseguiti da coloro che operano per la conservazione della memoria, impegnati a sottolinearne la diversità e la specificità rispetto al grande serbatoio costituito dal repertorio dei cori alpini dove guerra, escursionismo e folklore si mescolano in uno stile ormai parte integrante di alcune culture regionali.

baraban2Cento anni dopo, molte di queste canzoni, con il loro carico di dolore, rabbia e speranza, serbano intatto tutto il loro valore storico e di testimonianza, e Voci di trincea attesta come il popolo, pur non avendo voluto la guerra, l’abbia però fortemente, e tristemente, cantata.

Il progetto è dedicato “A quelli che non sono tornati”.

Barabàn
Vincenzo Caglioti: organetto diatonico, fisarmonica, ocarina, cori
Aurelio Citelli: voce solista, tastiere, fisarmonica, bouzouky, basso elettrico, mandolino, ocarina
Giuliano Grasso: violino, mandolino, cori
Diego Ronzio: clarinetto, sax soprano, tastiere, percussioni, armonica a bocca, ocarina, cori
Paolo Ronzio: chitarra, mandolino, piffero, ocarina, cori
Alberto Rovelli: contrabbasso, basso elettrico, percussioni

Per acquistare i CD e Baraban management, www.baraban.it, info:+39.3387189841

martedì, agosto 5, 2014 @ 11:08 AM
guido

generaleL’essenza del legno antico, si miscela con il profumo del fieno ormai secco, sfalciato nell’antico prato di Sant’Orso, a Cogne.  E’ facile scivolare così lungo i sentieri dell’arte e della storia, gustando in un ambiente di rara armonia e precisa identità culturale, la quintessenza della creatività della Valle.

“Tour Re Tour” è un percors0 itinerante di cinque artisti valdostani, una magica atmosfera che si crea grazie ad  un luogo antico, la Maison G.Dayné di Cogne, un sito sempre vivo e pulsante della memoria storica e architettonica della civiltà rurale, che coinvolge in un percorso carico di emozioni.

Lo spirito creativo di Barbara Tutino, Gianni Bersezio, Cesare Marguerettaz, Marina Torchio e Bobo Pernettaz, aiuta a penetrare con le loro opere fuori dal tempo e dallo spazio, il futuro dell’arte in Valle.

I “tatà” di Cesare Marguerettaz, giocattoli, ma soprattutto rappresentazioni archetipo degli animali presenti in Valle, selvatici o abitanti della bassa corte, animali con o senza ruote. stambecchiI quadri vividi e rugosi al tatto, di Barbara Tutino, tracciati su assi ruvide, di greggi e battaglie di stambecchi, portano la memoria le sconvolgenti pitture preistoriche delle grotte di Lascaux, che hanno tracciato la storia del mondo. La figure, grottesche? Di una realtà esaperante inventate da Bobo Pernattaz, che si definisce sarto di legni esausti. Artista che crea opere assemblando vecchi legni tarlati-consunti-segnati. Li sceglie con cura e li dispone giocando con le trame e i colori.

Le cornici di betulle, conferiscono alle installazioni una dimensione magica naturale, dove la betulla, beth (in celtico) era la scala verso gli dei e l’aldilà. Le memorie antiche di Cogne, così come quelle della Valle, vivono nelle deliziose statuette di grés dei Santi, plasmate da Marina Torchio, da Sant’Orso a San Grato, origini celtiche e indoeuropee si fondono nella leggenda. E poi ancora figure che danzano, mucche che godono della ricchezza del pascolo, in una musica di creta infinita. Poi si aprono le finestre di Gianni Bersezio, un legno caldo e chiaro che abbraccia gli indimenticabili paesaggi della Valle, incorniciati dal fieno giallo oro, che emana un profumo caldo, di stalla invernale.

generale2Gli alberi della vita, per i Celti ed i Salassi, di cui l’etnia faceva parte, erano molto importanti e Cesare Marguerettaz, originale ricercatore di musica etnica valdostana, mette insieme alberi musicali, con farfalle di bettula, che invitano il vento ad accarezzarli per elargire misteriose note. Dopo un luglio ed agosto intenso, di pioggia, sole e vento delle Alpi, Tour re tour, si replica al Castello di Saint-Rhemy en Bosses, dal 6 dicembre all’ 11 gennaio 2015.

mercoledì, aprile 9, 2014 @ 08:04 AM
guido

acidofileDal 18 al 27 aprile, in tutti i Viridea Garden Center un’esclusiva mostra mercato di piante acidofile. 

Viridea presenta una grande mostra mercato di piante acidofile: a partire da venerdì 18 aprile, in tutti i punti vendita sarà possibile ammirare meravigliose fioriture di azalee, camelie, rododendri e altre specie meno note, un’opportunità imperdibile per scoprire il affascinante mondo delle acidofile.
I Viridea Garden Center accoglieranno un esclusivo assortimento di acidofile di varie specie e dimensioni, tra Azalea mollis e rustica, Camelia japonica, Kalmia latifolia, Leucothoe, Pieris e Rhododendron.
Le piante acidofile saranno disponibili in tutti i Viridea Garden Center da venerdì 18 a domenica 27 aprile, fino a esaurimento scorte, con prezzi a partire da € 5,90.
Maggiori informazioni su www.viridea.it.

martedì, febbraio 25, 2014 @ 12:02 PM
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gino-veronelliLeggo su uno dei sempre più rari giornali “di carta”, dedicati all’enogastronomia, Affari di Gola, in particolare del territorio bergamasco, che il Comitato decennale Luigi Veronelli ha annunciato l’avvio dei lavori per la realizzazione della grande mostra “Camminare la Terra”, dedicata all’opera e al pensiero di Gino Veronelli, che sarà prodotta dalla triennale di Milano a gennaio 2015.

Finalmente si ridà voce al pensiero del Grande Gino, al quale bisogna tributare come primo onore, il fatto di aver iniziato a scrivere di vino in modo schietto, ma professionale.

“Camminando la terra, ma soprattutto nei vigneti”, secondo il motto di Gino, si possono  raccontare storie incredibili, sapori indimenticabili, la fatica di chi ha sempre creduto e lavorato la terra e la vigna.

Il lavoro in corso da parte del Comitato sull’immenso archivio, reso a disposizione della famiglia, intende tracciare un profilo più preciso della poliedricità di Veronelli e allo stesso tempo far riemergere anche altre grandi personalità del settore, come Luigi Carnacina, Gianni Brera, Sivlio Coppola, il suo designer, con cui Gino intrattenne una fitta corrispondenza epistolare.

sabato, settembre 28, 2013 @ 11:09 AM
admin

expo1906“Le Alpi stanno per essere un’altra volta dischiuse ai commerci del mondo ed alle comunicazioni delle genti . – Riporta l’incipit del favoloso volume ‘Milano L’Esposizione internazionale del Sempione’ edita da Treves nel 1906 – Un’altra volta Milano si troverà alle porta d’Italia sulla via tra gli oceani e la grande pianura d’Europa e ne avrà accresciute l’operosità, la rinomanza e la ricchezza. A celebrare l’evento avvicinatore di popoli, Milano ha deliberato di invitare tutti i paesi della terra ad una gara pacifica di opere industri e di porgere in mostra ai convenuti, quale espressione dell’anima nazionale, i puri prodotti dell’arte italiana”.

Siamo convinti che l’Expo sarà la più importante occasione per l’Italia per mostrarsi al mondo… ma non siamo troppo certi che ciò avverrà puntualmente. L’Expo e tutta la sua “macchina” è infatti in forte ritardo e soprattutto i consumatori, cioè Noi, non sono informati tempestivamente di ciò che sta accadendo e accadrà!

Iniziamo quindi dalla storia, per raccontare il mito di una esposizione universale, svoltasi a Milano nel 1906.

LEsposizione Internazionale di Milano del 1906 si tenne dal 28 aprile all’11 novembre di quell’anno in padiglioni ed edifici appositamente costruiti alle spalle del Castello Sforzesco (l’attuale Parco Sempione) e nell’area dove dal 1923 è sorta Fiera di Milano. Per l’occasione furono investiti 13 milioni di lire dell’epoca, le nuove costruzioni furono 225 tra cui l’acquario civico (unico rimasto). Le nazioni partecipanti furono 40, gli espositori 35.000, i visitatori furono stimati in più di 5 milioni, una cifra record per l’epoca. L’immagine simbolo dell’esposizione, realizzata da Leopoldo Metlicovitz, celebrava l’apertura del traforo transalpino del Sempione, completato proprio nel 1906, rendendo possibile la prima linea ferroviaria diretta tra Milano e Parigi.

sempioneIl tema dell’esposizione, in omaggio al traforo del Sempione, fu individuato nel “trasporto” ed in tutto ciò che richiamasse il dinamismo. Per realizzare ciò si decise di creare due settori distinti, uno all’interno del parco e un altro nell’antistante Piazza d’Armi.

Pertanto, proprio nella piazza davanti all’ingresso dell’Esposizione, fu portato tutto il materiale ferroviario, mentre si dedicò il parco alle mostre relative all’arte. Si pensò inoltre di collegare i due settori con una linea ferroviaria elevata. Una linea ad alta tensione ne garantiva la mobilità. Nella piazza, oltre ai locomotori italiani, trovarono posto diverse motrici provenienti dall’Olanda, dall’Austria, dalla Germania, dal Belgio e dalla Francia. Queste furono poi mostrate nell’eseguire manovre e nell’affrontare gli scambi automatici.

Il comitato cittadino, costituitosi ad hoc, individuò l’area verde retrostante il Castello Sforzesco (che avrebbe poi preso il nome di Parco Sempione), come il luogo ove si sarebbe svolto il grosso dell’evento. Fu poi lanciata una sottoscrizione pubblica per ottenere i fondi necessari. A pochi giorni dall’inaugurazione si raggiunse la considerevole cifra di sei milioni di lire.

L’Esposizione Internazionale di Milano fu solennemente inaugurata il 28 maggio 1906 dai sovrani d’Italia e si chiuse l’11 novembre dello stesso anno con un corteo luminoso. Il 3 agosto, nella galleria d’Arte decorativa italiana e ungherese scoppiò un incendio che distrusse diversi edifici e padiglioni. In particolare fu distrutto dal fuoco il padiglione dell’Architettura. Nel giro di quaranta giorni i locali andati distrutti furono ricostruiti e nuovamente inaugurati alla presenza del re Vittorio Emanuele III. Il 1 ottobre fu anche inaugurata la sezione d’arte decorativa ungherese alla presenza del presidente del Consiglio dei ministri Giovanni Giolitti.

Padiglioni tematici

milano1906Su progetto dell’architetto Sebastiano Locati, all’interno dell’Esposizione Internazionale, fu inaugurato il 28 aprile 1906 l’Acquario civico di Milano, che tutt’oggi è da annoverarsi tra gli edifici di maggior pregio e significato del liberty italiano. Uno dei padiglioni che riscosse maggior successo fu il cosiddetto “Parco Aerostatico” in cui erano mostrati diversi tipi di Palloni aerostatici riempiti di aria e/o gas. La mostra aeronautica, una delle prime del genere, aveva in esposizione l’aerocicloplano costruito da Aldo Corazza, dotato di un triciclo atto alla creazione della forza di propulsione necessaria al decollo ed al volo. Ma soprattutto l’aeronave Italia, opera realizzata da Almerico da Schio e primo dirigibile della storia italiana, il quale l’anno precedente aveva effettuato il primo volo sui cieli di Schio.

A tutto ciò si affiancavano i padiglioni dei Paesi partecipanti. Tra questi degno di menzione era il padiglione russo che vedeva tra gli aderenti lo stesso zar Nicola II con la collezione di porcellane delle fabbriche imperiali. Alle iniziative strettamente connesse all’esposizione se ne affiancarono altre di contorno dal carattere mondano realizzate all’interno di chioschi bar e ristoranti. Tra le iniziative più curiose, si annoverò la ricostruzione di una via del Cairo fornita di un ristorante tipico davanti al quale stazionava un cammello. Alcuni padiglioni stranieri, infatti, prevedevano anche la degustazione di prodotti tipici, si fece in particolare notare il padiglione cinese con il relativo ristorante. 

giovedì, maggio 30, 2013 @ 08:05 AM
admin

BIBLIOTECA QUARTO OGGIARO Via Otranto (ang. Via Carbonia)
Le iniziative della Biblioteca Quarto Oggiaro di giugno.

4 giugno 2013 ore 20.30

Chiaroscuro Milanese: Storie di Periferia di Moreno Castelli (0111 Edizioni, 2013).

Biblio-Quarto

Introduce Barbara Tripodo, responsabile biblioteca Quarto Oggiaro
Dialoghi con l’autore di Sara Pupillo, del blog Un Cicinin de Milan; letture di Francesca Toja, attrice.
Chiaroscuro Milanese è una fotografia originale delle nostre periferie e allo stesso tempo una riflessione profonda sulla necessità di dare un senso vero alla propria esistenza quotidiana. Attraverso gli occhi del protagonista, un musicista affermato che non rinuncia all’impegno civile nel quartiere in cui vive, l’autore rivela un mondo variegato, fatto di personaggi a volte drammatici, a volte grotteschi, che ruotano attorno a un centro sociale molto particolare, il Baraonda, situato proprio di fronte al Cimitero Maggiore di Milano. Selmo, il protagonista, vive il proprio tempo tra la passione per la musica e il centro sociale, dove ogni giorno si trova ad affrontare le situazioni più inverosimili. A un certo punto la sua vita viene sconvolta da una dura vicenda personale, che lo costringerà a regolare i conti in sospeso con il mondo. Il passato di Selmo emergerà di volta in volta dagli incontri che il protagonista vivrà lungo un misterioso viaggio verso le montagne, alla fine del quale si troverà davanti a una scelta difficile…
Moreno Castelli è nato a Milano nel 1973. Di professione è artigiano orafo ed è laureato in Scienze della Comunicazione Interculturale. Si occupa di problemi legati all’immigrazione nelle periferie, con un’attenzione particolare sul tema dell’insegnamento della lingua italiana agli stranieri. “Chiaroscuro milanese” è il suo primo romanzo.
INFO > 0288465813

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domenica, marzo 10, 2013 @ 12:03 PM
admin

San Patrizio Festival Milano 2013Medhelanon, oggi Milano, accoglie la festa del più importante tra i Cèli Dé (compagni di Dio), che evangelizzarono l’Europa antica: San Patrizio di cui si ricorda ogni anno (dal 461) la morte il 17 marzo.   

Dal 15 al 17 Marzo arriva per la prima volta il  San Patrizio Festival Milano 2013, che si svolgerà  alla Fiera Milano – Rho (padiglione 2). Un tuffo nel magico mondo dell’Irlanda per vivere ed assaporare lo spirito della celebre festa nazionale, ma anche usi e tradizioni celtiche. Tre giorni all’insegna di musica, tradizione e folklore della cultura celtica.

Purtroppo sono solo con le due feste –  ormai retaggio americano, – Halloween  (Samhain) e San Patrick –  che con orgolio ci ricordiamo le nostre origine celtiche (altre volte spinti da qualunquismi politici…).

Il programma del San Patrizio Festival è comunque entusiasmante, un gra numero di conferenze per   conoscere ed approfondire la storia e la figura di San Patrizio e dell’Irlanda celtica pre-cristiana. Un programma fitto di appuntamenti musicali e danzanti anima i tre giorni festeggiamenti.

San Patrizio 2013 - De danann

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venerdì, settembre 7, 2012 @ 06:09 AM
admin

Roccabianca (Parma), Venerdì 14 settembre 2012, ore 20.00

Culatello & Jazz torna a Roccabianca (Parma) per il quarto anno consecutivo grazie a Spirito Verdiano e all’Associazione Culturale Rest-Art. La quarta edizione dell’appuntamento annuale dedicato alla musica e alla scoperta dei sapori della bassa parmense – attraverso l’alta cucina e la grande tradizione musicale – si svolgerà venerdì 14 settembre 2012

 Dopo il successo degli scorsi anni, il Castello di Roccabianca torna ad essere la straordinaria cornice notturna per questa serata che unisce tutti i sensi dall’udito al gusto.  La cena sarà curata dallo chef Massimo Spigaroli, che nel 2010 ha conquistato al sua prima stella Michelin con il ristorante “Antica Corte Pallavicina” di Polesine Parmense e da grande interprete della tradizione parmigiana proporrà un menù appositamente pensato attorno all’eccellenza del culatello.

Il concerto che accompagn

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