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Grandi novità nelle cucine de Le Beccherie: da mercoledì 5 luglio a guidare l’offerta gastronomica del ristorante di Piazza Ancillotto saranno Manuel Gobbo e Beatrice Simonetti che, dopo quasi 9 mesi trascorsi al bistrot Al Corder, si trasferiranno nel locale celebre per aver dato i natali al Tiramisù. Una scelta fortemente voluta dall’imprenditore trevigiano Paolo Lai, titolare di entrambe le strutture, che dopo gli eccellenti risultati ottenuti da Manuel e Beatrice presso Al Corder ha deciso di chiamarli a dirigere le cucine de Le Beccherie.

“Sto investendo molto in questo locale, che di fatto grazie ai suoi oltre 100 anni di storia è diventato uno dei simboli della città di Treviso – spiega Lai – Manuel e Beatrice hanno un passato nell’alta ristorazione, con esperienze importanti tra cui quella trascorsa presso il ristorante di Ciasa Salares, il 4 stelle superior di San Cassiano (BZ), in Alta Badia. Sono le persone giuste per guidare e rilanciare l’offerta gastronomica de Le Beccherie e farne un punto di riferimento sulla scena trevigiana”.

Dal canto loro, l’accoppiata Gobbo-Simonetti accoglie con entusiasmo la nuova sfida, pur lasciando con dispiacere la loro prima “casa”. “Al Corder ci siamo trovati benissimo – commenta Manuel – ma la cucina de Le Beccherie sarà molto più grande e ci permetterà di sperimentare nuovi piatti e nuove preparazioni. Anche il numero di coperti raddoppierà, da 20 a 40. Al momento con Beatrice stiamo mettendo a punto la nuova carta: utilizzeremo i primi mesi come prova, per conoscere la nuova clientela e prendere la mano in cucina.” Sarà la Marca Trevigiana il filo conduttore della nuova carta del ristorante: la materia prima infatti verrà selezionata da produttori locali e sarà la base di piatti che, pur riprendendo la tradizione, porteranno il segno dell’esperienza internazionale degli chef.

A meno di tre mesi dalla sua costituzione, l’Istituto, nato per rappresentare il Vermouth di Torino in Italia e nel mondo, organizza al Museo del Risorgimento di Torino un evento per raccontare alla città natale del Vermouth un pezzo importante della sua memoria storica. Protagonista dell’incontro è ovviamente il Vermouth, con i suoi oltre tre secoli di storia e cultura del bere raccontati con passione da studiosi ed imprenditori del settore attraverso memorie storiche, aneddoti e curiosità. Finale con grande degustazione delle marche fondatrici dell’Istituto.

La sola città di Torino aveva nel 1840 almeno 30 produttori di Vermouth e liquori e 42 distillerie di brandy e grappa, senza contare il resto del Piemonte. Produttori che esportavano Vermouth in tutto il mondo, la gran maggioranza dei quali sono scomparsi per ragioni di mercato o scelte imprenditoriali o per gli alti e bassi dei consumi tra i secoli. A quelle case più note, floride e sopravvissute, si aggiungono in questi anni recenti nuovi produttori artigianali o nuove produzioni riprese dalle ricette  storiche. La produzione mondiale di Vermouth e prodotti affini si concentrava nella stragrande maggioranza sull’asse Torino – Pessione – Asti – Canelli, zona interessata dalla felice convivenza di vigneti e coltivazioni di altro genere, necessarie alla produzione migliore, ma a questa ed alle inoppugnabili prove storiche sedimentate di tre secoli di produzione si aggiunge il savoir faire piemontese e la passione, indispensabile ingrediente necessario alla trasmissione tra le generazioni di ricette originali e metodi di produzione.

Le aziende produttrici più antiche erano localizzate in prossimità di fiumi e strade ferrate, a testimoniare la necessità di spedire grandi quantità in tutti i continenti: dal Venezuela all’Australia, erano già 150 i Paesi in cui, a metà Ottocento, veniva esportato il Vermouth di Torino. Il gusto veniva declinato in base alle esigenze dei consumatori delle varie zone del mondo. Un avviso di passaggio informava i clienti della data e del luogo di arrivo del rappresentante, che annualmente o semestralmente si fermava in città per vendere il suo carico di Vermouth. Il vino aromatizzato veniva acquistato in barili o partite di bottiglie, che venivano poi riempite all’occorrenza. Il Vermouth è infatti il primo prodotto imbottigliato dagli stessi clienti, tanto che le bottiglie distribuite riportavano la dicitura nell’etichetta. Quest’abitudine venne poi vietata dal 1956, dopo la Seconda Guerra Mondiale.”

“Il successo del Vermouth ha portato all’intuizione dei bar monomarca, veri e propri negozi che vendevano esclusivamente i prodotti dell’azienda. Il grande interesse del pubblico nei confronti del Vermouth ha spinto le aziende a trovare nuove strategie promozionali, investendo fortemente in attività sportive come il calcio o le corse automobilistiche.” “Il Vermouth di Torino sarà quindi l’unico prodotto alimentare a portare in bottiglia nei salotti di casa, nei bar e caffè del mondo la denominazione della città. Un potente mezzo promozionale per Torino e Piemonte che oggi guida il trend positivo del bere con l’adeguato contenuto alcolico rispetto agli spiriti ed in piena sintonia con lo stile mediterraneo alimentare.”

Queste sono solo alcune delle affascinanti storie raccontate nel corso della prima uscita ufficiale, a tre mesi dalla sua costituzione, dell’Istituto del Vermouth di Torino,  l’organismo costituitosi ufficialmente il 7 aprile scorso per rappresentare la storica bevanda in Italia e nel mondo e al quale hanno aderito la maggior parte dei marchi produttori presenti oggi sul mercato: Berto, Bordiga, Carlo Alberto, Carpano, Chazalettes, Cinzano, Del Professore, Giulio Cocchi,  Drapò, Gancia, La Canellese, Martini & Rossi, Giovanni Sperone, Vergnano e Tosti. Per celebrare il compimento di questo percorso di aggregazione durato circa vent’anni, che ha portato, tra l’altro, alla denominazione legale riconosciuta “Vermouth di Torino”, l’Istituto del Vermouth di Torino ha scelto di ripercorrere tre secoli di storia e cultura del bere a Torino e nel mondo nel corso di una tavola rotonda organizzata questa mattina presso il Museo del Risorgimento del capoluogo piemontese. L’incontro è stato moderato da Fulvio Piccinino, sommelier e barman, docente e scrittore, socio onorario dell’Istituto ed autore nel 2015 del libro “Il Vermouth di Torino”.

 

 

Primavera, tempo di Chiaretti, almeno sul lago di Garda dove Pompeo Momenti verso la fine dell’800, codificò la tradizione antica per produrre senz’altro il vino più originale e caratteristico della Doc Garda Classico.  In sua memoria ogni anno il Comune di Moniga organizza Concorso enologico Palio del Chiaretto –Trofeo Pompeo Molmenti, una singolare competizione,  che seleziona i Chiaretti in forma anonima. Il Chiaretto vincitore viene premiato con il Trofeo Pompeo Molmenti, cioè una preziosa coppa di cristallo di Murano, che viene definitivamente assegnata alla cantina che vince per tre volte, anche non consecutive.

Quest’anno la seconda selezione dei magnifici 15 ha visto trionfare l’azienda agricola La Basia di Puegnago (www.labasia.it) con il Valtènesi Chiaretto Doc 2016 La Moglie Ubriaca: il riconoscimento è stato consegnato dal presidente di Italia in Rosa Luigi Alberti oltre che dal sindaco di Puegnago Adelio Zeni. Assegnati anche i riconoscimenti della prima edizione di Italia in Rosa Packaging, il concorso per la miglior etichetta organizzato in collaborazione con San Faustino cui hanno partecipato 42 aziende.

Il Chiaretto è ottenuto dalle uve rosse del Garda Classico (Groppello min.30%;Marzemino min.5%, Barbera min.5% e Sangiovese min.5%) con il metodo dell’ alzata del cappello, che permette in una sola notte, dopo poche ore di fermentazione, di ottenere un vino dal colore rosato del “petalo di rosa”. Pompeo Momenti, senatore veneziano, sposò una nobildonna di Moniga del Garda, Amalia Brunati, che gli portò in dote la Villa omonima di Moniga e 15 ettari di terreno, la maggior parte coltivati a viti, declinanti dalle colline moreniche verso le sponde del lago. Rappresentò come Vincenzo Dandolo e Pietro Verri, una figura di intellettuale che si applicava con successo in numerose branche della conoscenza, storico, critico d’arte e quindi anche capace enologo e agronomo.

Prima di giungere a Moniga del Garda, Molmenti entrò in politica come consigliere comunale a Venezia e successivamente, nel 1890, fu eletto deputato al parlamento del primo collegio di Brescia. In seguito venne eletto senatore del collegio di Salò, carica che mantenne fino al 1920. E’ in questo periodo che il Molmenti si interessò politicamente anche dell’agricoltura ed in particolare della viticoltura del Bresciano. Molmenti intervenne più volte per sollecitare provvedimenti da parte del governo contro la fillossera che stava colpendo i vigneti italiani. Così come si occupò delle leggi sanitarie e di norme anti-sofisticazione nel campo dei vini. Nel 1919, a guerra conclusa, fu nominato sottosegretario di Stato per le antichità e belle arti, occupandosi in seguito del recupero delle opere d’arte sottratte dall’Austria durante la guerra.

L’idea di cimentarsi nella produzione del Chiaretto gli venne probabilmente dai numerosi viaggi intrapresi in Francia, ma non è escluso che l’ispirazione di utilizzare l’antico metodo (essendo un conoscitore dell’agricoltura antica) gli sia stata suggerita dalla letture delle Venti giornate di Agricoltura dell’autore cinquecentesco bresciano Agostino Gallo, che conosceva bene il metodo di produzione dei chiaretti francesi.

 

Mangiare carne di maiale “senza sensi di colpa” oggi si può. Nasce a Castelvetro di Modena  il suino con carne più ricca di Omega 3, ovvero come portare in tavola sapore e proteine unite ai famosi grassi insaturi tanto raccomandati dai nutrizionisti. La prima  azienda a livello nazionale a raggiungere questo traguardo è Cura Natura, allevatori suinicoli con una vocazione alla ricerca, al benessere, e alla salute attraverso l’alimentazione animale. La “nuova” carne di suino con Omega 3 è stata presentata in anteprima lunedì 5 giugno al Pavarotti Restaurant Museum di Milano, il luogo dove l’arte e il buon cibo parlano di Modena. Modenese anche Luca Marchini, lo chef che ha firmato il menu sul filo conduttore del maiale “made in Modena”. Il patron dell’ “Erba del Re”, stella Michelin, e presidente di JRE (Jeunes Restaurateurs d’ Europe) Italia, ha declinato la carne amica della salute in una serie di proposte sul filo della tradizione, dalla braciola impanata, alla salsiccia del risotto impreziosita dall’aceto balsamico, alla coppa cotta in forno a legna, alla costoletta brasata nel lambrusco. Interpretazioni senza fronzoli, per esaltare le virtù di sapore e morbidezza della protagonista della serata. Nelle vesti di anfitrione il noto antropologo alimentare, food writer ed autore tv Sergio Grasso, che ha tracciato il percorso tra cultura, persone, tradizione ed innovazione che ha portato al suino con Omega 3.

La carne di suino ricca di Omega3 nasce da un progetto “etico” siglato da Cura Natura e dai produttori di alimenti zootecnici del gruppo Ferri, di cui l’azienda fa parte, con l’associazione francese Blue Blanc Coeur. Il punto di partenza è l’alimentazione degli animali: la “ricetta” studiata dai nutrizionisti della Ferri sulla base dei protocolli BBC prevede un mix di prodotti vegetali, minerali, vitamine e semi, tra cui i famosi semi di lino che sono tra i maggiori fornitori di questi “grassi buoni”. Per fare un paragone, come il pesce assume gli Omega 3 cibandosi di alghe, così i suini li assumono dai semi di lino. Superato dunque il dilemma “carne o pesce?” Sembra proprio di sì, a guardare i valori nutrizionali da tabelle INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione). Cento grammi di lombo fresco, per esempio, passano dal contenuto attuale di 0,08 grammi di Omega 3 a 0,24 grammi nei suini della filiera Blue Blanc Core, mentre mangiando la stessa quantità di tonno o di salmone freschi assumeremmo 0,09 grammi di Omega3. Contenuti importanti anche nei prodotti lavorati; si passa per esempio dai 0,11 ai 0,55 nel prosciutto di Parma e da 0,16 a 0,75 grammi nella mortadella di Bologna IGP.

www.curanatura.mo.it facebook/Cura Natura Società Agricola

E come poteva essere altrimenti? Affacciato su un giardino di due ettari dove cespugli di rose e ortensie si affiancano ai prodotti tipici dell’orto lagunare, il Ristorante L’Ulivo del Palladio Hotel & Spa di Venezia si tinge ancor più di verde. Dal pochi giorni, il ristorante dell’hotel più green di Venezia propone un menù completamente vegetariano elaborato da Giovanni Ciresa, il noto chef per una decina d’anni a capo della ristorazione del Gruppo Bauer e ora consulente dello stesso. «Dopo aver messo mano alle proposte del ristorante sul Canal Grande – spiega Francesca Bortolotto Possati, Ceo del Palladio Hotel -, è venuto spontaneo pensare a una proposta vegetariana da poter offrire anche come alternativa a tutti i clienti, compresi i tanti che frequentano la prestigiosa SPA dove sin dall’apertura di questa stagione abbiamo proposto una selezione di preparazioni vegetariane».

A mescolare gli ingredienti raccolti direttamente nell’orto, con le verdure biologiche selezionate nei più prestigiosi mercati locali, è stato chiamato Francesco Fedrighi, cresciuto al Bauer sotto la direzione dello stesso Ciresa e con alle spalle grandi esperienze (al Garibaldi di Vicenza, al St Hubertus di San Cassiano e un periodo in California dove ha sperimentato l’importanza dell’elemento vegetale nelle preparazioni dei piatti).I profumi delle erbe appena colte, le spezie orientali, le verdure di stagione: tutto concorre a creare un menù raffinato e originale, dove il classico risotto di verdure è rivisitato grazie a menta piperita e yuzu, le barbabietole si accompagnano ai lamponi e il cremino al mais profuma di alloro. Piatti gustosi in perfetta armonia con la magia velata de luogo, immerso nei lussureggianti giardini del convento, luogo ideale per godersi il relax e la buona cucina.

Palladio Hotel & Spa è un hotel a cinque stelle emozionante e unico nel suo genere. Questo affascinante edificio era un convento del XVI secolo, progettato dal grande architetto rinascimentale Andrea Palladio. Qui, sull’isola della Giudecca diventata un hub dell’arte contemporanea, sorge una delle gemme più insolite e segrete di Venezia, lontano dalla folla e dal caos ma a soli 5 minuti da San Marco.

L’essenza delle erbe con Davide Oldani

giovedì 13 aprile 2017
Categorie: Eventi

Davide Oldani, in collaborazione con il marchio L’essenza delle erbe FOO’D: una gamma di piante aromatiche selezionate e testate in prima persona dallo chef stellato per una cucina gustosa ma leggera.

Durante lo show-cooking di sabato 22 aprile ad Arese (MI), Davide Oldani eseguirà dal vivo alcuni piatti con l’utilizzo delle erbe essenziali, illustrandone il corretto utilizzo in cucina e l’alto valore salutare e dietetico. Al termine, i partecipanti potranno chiedere consigli per le loro ricette allo chef.

Sono previste inoltre tre giornate di prova delle essenze FOO’D, durante le quali sarà possibile scoprire la vera essenza delle piante aromatiche: l’olio essenziale ottenuto per infusione verrà vaporizzato sui grissini prodotti al ristorante D’O di Davide Oldani. Degustandoli, il pubblico potrà percepire il sapore autentico delle piante aromatiche grazie alla stimolazione di due sensi, l’olfatto e il gusto.

Un esperto fornirà inoltre preziose indicazioni pratiche in merito all’utilizzo e alla coltivazione delle piante aromatiche, dalla scelta del terriccio all’uso di concimi adeguati.

“Amo le erbe aromatiche e nella mia cucina, leggera ma che non vuole rinunciare al gusto, le uso per “sostituire” i condimenti pesanti – afferma lo chef Davide Oldani – In fondo la natura ci ha abbondantemente fornito degli ingredienti per insaporire senza appesantire, per condire senza prevaricare. Senza contare il profumo. Noi diciamo gustoso e più facilmente pensiamo all’insieme di sensazioni che coinvolgono la bocca. Di un cibo però percepiamo aromi e profumi, un cibo lo assaporiamo, ne vediamo i colori, lo “ascoltiamo” persino. E fra tutti i sensi, quello che si attiva per primo è proprio l’olfatto, che di un piatto intercetta subito le stuzzicanti promesse.”

Lo show-cooking con Davide Oldani si terrà sabato 22 aprile, dalle 17 alle 19, presso il Viridea Garden Center di Arese (MI). La partecipazione è gratuita e non è necessaria iscrizione.

 

Le prove delle essenze si svolgeranno invece secondo il calendario seguente, sempre con ingresso libero:

Viridea Garden Center Arese (MI): sabato 18 marzo, dalle 10 alle 17 – tel. 02/93208201

Viridea Garden Center Cusago (MI): sabato 15 aprile, dalle 10 alle 17 – tel. 02/90390787

Viridea Garden Center Rho (MI): domenica 7 maggio, dalle 10 alle 17 – tel. 02/93208201

L’orto sul balcone

 

Viridea propone a partire da sabato 18 marzo un ciclo di incontri gratuiti sul tema dell’orto domestico sul balcone, pensati per tutti coloro che desiderano coltivare con successo ortaggi di stagione pur avendo poco spazio a disposizione, anche in città. Il corso sarà tenuto da Virgilio Piatti, agronomo e docente della Fondazione Minoprio. L’esperto fornirà tutti i consigli pratici per allestire un piccolo orto sul balcone, a partire dalla scelta dei contenitori e del substrato più adatti. Saranno quindi passate in rassegna le specie orticole più indicate per la coltivazione in vaso, segnalando per ciascuna l’epoca di piantagione, l’esposizione migliore, le cure di manutenzione successive all’impianto e l’epoca di raccolta. Si passeranno in rassegna sia specie interessanti per la foglia, come insalate ed erbe aromatiche, sia specie da bacca, come melanzane e pomodori, o da radice, come carote e rapanelli. Per le specie di più facile riproduzione, Virgilio Piatti fornirà anche alcuni consigli su come poterle ottenere da seme, e non mancheranno infine indicazioni su annaffiature, concimazioni e difesa malattie fungine o parassiti. L’agronomo resterà inoltre a disposizione al termine degli incontri per rispondere a domande specifiche e curiosità dei presenti. https://www.viridea.it/press/lorto-sul-balcone/

 

 

Aquascaping, l’arte di creare paesaggi sommersi

 

Viridea propone, a partire da domenica 5 marzo, un ciclo di incontri gratuiti pensati per avvicinarsi all’arte dell’Aquascaping. Gli incontri, della durata di due ore, saranno tenuti da Marino Varetto, del gruppo di lavoro Itau – Italian Aquascapers Union – da diversi anni impegnato nella ricerca sull’acquario naturale. L’esperto spiegherà cos’è e com’è nata l’arte dell’Aquascaping, ne illustrerà le principali regole e fornirà una serie di indicazioni pratiche in merito ai materiali da utilizzare, le piante e i pesci più appropriati, senza tralasciare i consigli per una corretta manutenzione ordinaria dell’acquario naturale. L’esperto resterà inoltre a disposizione al termine dell’incontro per rispondere a domande specifiche e curiosità dei presenti. https://www.viridea.it/press/aquascaping-larte-di-creare-paesaggi-sommersi/

L’eccellenza della salumeria dell’Oltrepò Pavese, il Salame di Varzi Dop (Denominazione di Origine Protetta), continua crescere nella produzione. Nel 2016 sono stati 471.023,76 i chili di Salame certificato, con un aumento del 12,8% rispetto al 2015. I Salami di Varzi DOP sono stati 515.633 (+14,5%), prodotti perlopiù nel formato di piccola pezzatura, più adatti al consumo domestico. Sul fronte del preaffettato il numero è stabile con circa 60.000 vaschette.

“Il consumatore si sta indirizzando a richiedere salami più piccoli. Sicuramente perché riesce a conservarli meglio e non va incontro allo spreco. In più è sicuramente più gustoso mangiarlo fresco e al momento” ha affermato Fabio Bergonzi, Presidente del Consorzio di tutela del Salame di Varzi.

Il Salame di Varzi oggi è conosciuto e apprezzato in Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e Veneto ma il Consorzio sta cercando di aumentare la sua diffusione anche grazie ad un accordo fatto con l’Associazione “La strada dei vini e dei sapori dell’Oltrepò” che promuove l’abbinamento tra il vino e il nobile salume.

Il Salame di Varzi deve la sua qualità al dosaggio ottimale degli ingredienti accuratamente scelti, alle tecniche di lavorazione contadina che si sono affinate attraverso i secoli, pur mantenendo la loro originalità, e anche alla conformazione del territorio, favorito da quel micro-clima montano tipico della Valle Staffora tra la brezza marina ligure e l’aria fresca di montagna. L’insieme di queste condizioni ha permesso ai produttori di sfruttare l’instaurarsi di particolari processi enzimatici e la trasformazione biochimica del prodotto per il quale vengono utilizzate le parti più nobili del maiale, secondo le proporzioni stabilite dal Disciplinare di produzione. Salame a grana grossa, compatta, con la parte grassa ben bilanciata e di colore bianco, questa eccellenza per essere degustata al meglio, deve essere tagliata a fette spesse per cogliere a pieno l’aroma fragrante, leggermente speziato, così come la sua morbidezza, la delicatezza e dolcezza.

Promuovere una gestione sostenibile del suolo in viticultura, attraverso lo sviluppo, la sperimentazione e scale-up di una tecnologia per la concimazione organica del vigneto: questo è il principale obiettivo di Life Vitisom, progetto – a cui Casa Paladin ha aderito come partner con tutte le sue aziende (Bosco del Merlo in Veneto, Castello Bonomi in Lombardia, Premiata Fattoria di Castelvecchi in Toscana) – curato dal dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano in collaborazione con il Consorzio Italbiotec, l’Università degli Studi di Padova e Sata Studio Agronomico. “L’utilizzo di questa tecnologia assolutamente innovativa – spiega Lucia Paladin, appassionata produttrice insieme ai fratelli Carlo e Roberto – consente di migliorare la qualità dei suoli dei vigneti in termini sia di struttura del terreno che di contenuto di materia organica e di biodiversità, con evidenti ritorni positivi anche sulla qualità delle viti e delle uve”. La promozione dell’uso razionale di concimi organici consente infatti di conservare e restaurare la sostanza organica nei suoli vitati, in linea con quanto riportato nel protocollo UE per la coltivazione integrata e bio.

Anche questo è fare “Viticoltura Ragionata”: significa interpretare il vigneto come un ecosistema in equilibrio ed agire al suo interno avendo sempre come obiettivo quello di preservarne la caratteristiche con azioni minime, puntuali e specifiche.

Ulteriori approfondimenti: www.lifevitisom.com

La Regina Rosa dei salumi italiani, la Mortadella Bologna IGP, protagonista di un appetitoso panino con pere e composta di fichi al vino rosso. Una ricetta pensata dal Consorzio Mortadella Bologna per celebrare l’Amore.

L’amore per se stessi, per il proprio partner; l’amore per la cucina e per questo straordinario prodotto della gastronomia italiana, fiore all’occhiello della nostra salumeria. Un amore forte, quotidiano, che si evolve nel tempo rimanendo sempre genuino e fedele. La Mortadella è parte di noi, della nostra storia, delle nostre tradizioni, del nostro territorio. Il panino con la Mortadella Bologna – semplice o gourmet che sia – è un must a cui non si può rinunciare. Un modo per coccolarsi e volersi bene. Attraverso l’attenta selezione degli ingredienti utilizzati e i giusti abbinamenti, anche un panino può diventare il protagonista di una cena, da soli o in compagnia, dove la parola d’ordine è sempre l’amore. L’amore per la Qualità, garantita in questo caso dal Consorzio Mortadella Bologna.

Il Panino con Mortadella, Pere e composta di Fichi al Vino Rosso inaugura il nuovo progetto editoriale voluto dal Consorzio Mortadella Bologna per celebrare la Sposa Perfetta della gastronomia italiana. “AmoRosa – passione in cucina” è il Fil Rouge che vedrà la Mortadella Bologna IGP protagonista di nuove ed originali ricette interpretate con fantasia, praticità e quel fondamentale tocco di colore in grado di trasformare ogni piatto in un’opera unica. Un viaggio culinario attraverso alcune significative festività del calendario italiano che, partendo dal web, si snoda nella quotidianità delle cucine per sedersi a tavola con gli amanti della ristorazione “homemade”. Un nuovo filone realizzato in collaborazione con l’Associazione “I Love Italian Food” e la sapiente esperienza dello Chef Andrea Ruisi, Chef Event di ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana. Quindici diverse interpretazioni della Mortadella Bologna per altrettanti significativi appuntamenti (San Valentino, Carnevale, Pasqua, Natale, etc.…) che verranno presentati sia in forma digitale, con la ricetta pubblicata sul sito del Consorzio, sia in formato video, come mini lezioni per guidare l’utente alla realizzazione della ricetta stessa, che vedranno nel mondo dei social il veicolo principale di promozione e diffusione.