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L’eccellenza della salumeria dell’Oltrepò Pavese, il Salame di Varzi Dop (Denominazione di Origine Protetta), continua crescere nella produzione. Nel 2016 sono stati 471.023,76 i chili di Salame certificato, con un aumento del 12,8% rispetto al 2015. I Salami di Varzi DOP sono stati 515.633 (+14,5%), prodotti perlopiù nel formato di piccola pezzatura, più adatti al consumo domestico. Sul fronte del preaffettato il numero è stabile con circa 60.000 vaschette.

“Il consumatore si sta indirizzando a richiedere salami più piccoli. Sicuramente perché riesce a conservarli meglio e non va incontro allo spreco. In più è sicuramente più gustoso mangiarlo fresco e al momento” ha affermato Fabio Bergonzi, Presidente del Consorzio di tutela del Salame di Varzi.

Il Salame di Varzi oggi è conosciuto e apprezzato in Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e Veneto ma il Consorzio sta cercando di aumentare la sua diffusione anche grazie ad un accordo fatto con l’Associazione “La strada dei vini e dei sapori dell’Oltrepò” che promuove l’abbinamento tra il vino e il nobile salume.

Il Salame di Varzi deve la sua qualità al dosaggio ottimale degli ingredienti accuratamente scelti, alle tecniche di lavorazione contadina che si sono affinate attraverso i secoli, pur mantenendo la loro originalità, e anche alla conformazione del territorio, favorito da quel micro-clima montano tipico della Valle Staffora tra la brezza marina ligure e l’aria fresca di montagna. L’insieme di queste condizioni ha permesso ai produttori di sfruttare l’instaurarsi di particolari processi enzimatici e la trasformazione biochimica del prodotto per il quale vengono utilizzate le parti più nobili del maiale, secondo le proporzioni stabilite dal Disciplinare di produzione. Salame a grana grossa, compatta, con la parte grassa ben bilanciata e di colore bianco, questa eccellenza per essere degustata al meglio, deve essere tagliata a fette spesse per cogliere a pieno l’aroma fragrante, leggermente speziato, così come la sua morbidezza, la delicatezza e dolcezza.

Promuovere una gestione sostenibile del suolo in viticultura, attraverso lo sviluppo, la sperimentazione e scale-up di una tecnologia per la concimazione organica del vigneto: questo è il principale obiettivo di Life Vitisom, progetto – a cui Casa Paladin ha aderito come partner con tutte le sue aziende (Bosco del Merlo in Veneto, Castello Bonomi in Lombardia, Premiata Fattoria di Castelvecchi in Toscana) – curato dal dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano in collaborazione con il Consorzio Italbiotec, l’Università degli Studi di Padova e Sata Studio Agronomico. “L’utilizzo di questa tecnologia assolutamente innovativa – spiega Lucia Paladin, appassionata produttrice insieme ai fratelli Carlo e Roberto – consente di migliorare la qualità dei suoli dei vigneti in termini sia di struttura del terreno che di contenuto di materia organica e di biodiversità, con evidenti ritorni positivi anche sulla qualità delle viti e delle uve”. La promozione dell’uso razionale di concimi organici consente infatti di conservare e restaurare la sostanza organica nei suoli vitati, in linea con quanto riportato nel protocollo UE per la coltivazione integrata e bio.

Anche questo è fare “Viticoltura Ragionata”: significa interpretare il vigneto come un ecosistema in equilibrio ed agire al suo interno avendo sempre come obiettivo quello di preservarne la caratteristiche con azioni minime, puntuali e specifiche.

Ulteriori approfondimenti: www.lifevitisom.com

La Regina Rosa dei salumi italiani, la Mortadella Bologna IGP, protagonista di un appetitoso panino con pere e composta di fichi al vino rosso. Una ricetta pensata dal Consorzio Mortadella Bologna per celebrare l’Amore.

L’amore per se stessi, per il proprio partner; l’amore per la cucina e per questo straordinario prodotto della gastronomia italiana, fiore all’occhiello della nostra salumeria. Un amore forte, quotidiano, che si evolve nel tempo rimanendo sempre genuino e fedele. La Mortadella è parte di noi, della nostra storia, delle nostre tradizioni, del nostro territorio. Il panino con la Mortadella Bologna – semplice o gourmet che sia – è un must a cui non si può rinunciare. Un modo per coccolarsi e volersi bene. Attraverso l’attenta selezione degli ingredienti utilizzati e i giusti abbinamenti, anche un panino può diventare il protagonista di una cena, da soli o in compagnia, dove la parola d’ordine è sempre l’amore. L’amore per la Qualità, garantita in questo caso dal Consorzio Mortadella Bologna.

Il Panino con Mortadella, Pere e composta di Fichi al Vino Rosso inaugura il nuovo progetto editoriale voluto dal Consorzio Mortadella Bologna per celebrare la Sposa Perfetta della gastronomia italiana. “AmoRosa – passione in cucina” è il Fil Rouge che vedrà la Mortadella Bologna IGP protagonista di nuove ed originali ricette interpretate con fantasia, praticità e quel fondamentale tocco di colore in grado di trasformare ogni piatto in un’opera unica. Un viaggio culinario attraverso alcune significative festività del calendario italiano che, partendo dal web, si snoda nella quotidianità delle cucine per sedersi a tavola con gli amanti della ristorazione “homemade”. Un nuovo filone realizzato in collaborazione con l’Associazione “I Love Italian Food” e la sapiente esperienza dello Chef Andrea Ruisi, Chef Event di ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana. Quindici diverse interpretazioni della Mortadella Bologna per altrettanti significativi appuntamenti (San Valentino, Carnevale, Pasqua, Natale, etc.…) che verranno presentati sia in forma digitale, con la ricetta pubblicata sul sito del Consorzio, sia in formato video, come mini lezioni per guidare l’utente alla realizzazione della ricetta stessa, che vedranno nel mondo dei social il veicolo principale di promozione e diffusione.

Docg Nizza Italian Open

venerdì 10 febbraio 2017
Categorie: Eventi

Organizzata dal Club Italia della Federazione Italiana Pallapugno, Docg Nizza Italian Open, il 4 e 5 Marzo 2017 riporterà a Nizza Monferrato il grande Wallball, disciplina sferistica erede dell’Expulsim Ludere praticato nell’Antica Roma ed oggi diffusa in oltre 35 nazioni nel mondo.

L’evento, che gode del patrocinio della Città di Nizza Monferrato e vede il coinvolgimento, nella veste di title sponsor, dell’Associazione Produttori del Nizza, inaugura la stagione del Pro Tour, il circuito che riunisce i cinque tornei Open più prestigiosi d’Europa, che farà successivamente tappa a Londra in Agosto, a Valencia in Ottobre, a Huissignes (Belgio) e a Franeker (Olanda) in Novembre, con oltre 400 atleti coinvolti. Ai “DOCG NIZZA” ITALIAN OPEN saranno 65 gli atleti a scendere in campo: 35 stranieri provenienti da Belgio, Francia, Irlanda, Olanda, Spagna e Stati Uniti; e 28 italiani provenienti da Liguria, Piemonte, Sicilia, Toscana e Veneto; che si affronteranno nei tornei di singolo e doppio, maschile e femminile, nelle categorie Open (A), Challenger (B) e Over 40. Giocatori e giocatrici che, oltre a viaggiare per praticare lo sport preferito, hanno dimostrato di essere molto interessati all’offerta enogastronomica e alla produzione artigianale dei territori dove si svolgono i tornei.

E proprio l’interazione del Wallball con due settori molto importanti come il turismo e l’enogastronomia hanno spinto l’Associazione Produttori del Nizza a diventare title sponsor dell’edizione 2017 degli Open Italiani, che, grazie alla trasmissione in diretta streaming su TeleNizza, si trasformeranno in una straordinaria ed efficace vetrina pubblicitaria per il territorio e per le sue eccellenze enogastronomiche.

Birra fai da te senza segreti

mercoledì 18 gennaio 2017
Categorie: Birra - Eventi

Viridea propone, a partire da sabato 21 gennaio, un ciclo di incontri gratuiti pensati per chi desidera avvicinarsi al mondo della birrificazione casalinga.

Gli incontri, della durata di tre ore, saranno tenuti dal produttore amatoriale Flavio Zucca, il quale illustrerà la tecnica di base della birrificazione, l’attrezzatura necessaria e i materiali indispensabili per iniziare.

Il produttore affronterà poi nel dettaglio tutte le fasi di preparazione che permettono di ottenere un’ottima birra casalinga: pulizia, sterilizzazione, riempimento del fermentatore, fermentazione, imbottigliamento e maturazione.

L’esperto fornirà inoltre preziosi consigli pratici e suggerimenti su come migliorare la propria birra grazie all’utilizzo di frutta secca, spezie, fiocchi di cereali, orzo torrefatto, malti in grani e luppoli.

I corsi sono gratuiti, non richiedono iscrizione e si terranno secondo il calendario seguente:

Viridea Garden Center Montebello della Battaglia (PV): sabato 21 gennaio, ore 9.30 – tel. 0383/892253

Viridea Garden Center San Martino Siccomario (PV): sabato 21 gennaio, ore 15 – tel. 0382/496701

Viridea Garden Center Rodano (MI): sabato 28 gennaio, ore 15 – tel. 02/95957301

Viridea Garden Center Torri Di Quartesolo (VI): sabato 4 febbraio, ore 15 – tel. 0444/261301

Viridea Garden Center Rho (MI): sabato 11 febbraio, ore 9.30 – tel. 02/93208201

Viridea Garden Center Cusago (MI): sabato 11 febbraio, ore 15 – tel. 02/90390787

Viridea Garden Center Collegno (TO): sabato 18 febbraio, ore 9.30 – tel. 011/4536401

Viridea Garden Center Settimo Torinese (TO): sabato 18 febbraio, ore 15 – tel. 011/8211488

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Il Vino Danza, uno spettacolo sinergico, tra l’ arte della musica e il fascino della storia e della degustazione, per raccogliere l’attenzione del pubblico, divertendo e coinvolgendo gli spettatori, promuovendo la cultura e i valori del vino e della musica popolare.

 

Canzoni, ballate e danze tradizionali (con strumenti originali), interpretate dai Seanchaì, accompagnano gustose storie, racconti, curiosità sulla cultura del vino italiano con un approfondimento tematico regionale e alcune contaminazioni europee.

Nell’affascinante contesto dell’ Enoteca Ristorante Piaceri & Pasticci situata nella più bella corte del 700 nel centro di Parabiago, saranno protagonisti i Franciacorta Bio di Barone Pizzini, magistralmente abbinati ad un menù firmato da Luigi Dell’Arena.

 

Salmone marinato al limone e vaniglia, Cappasanta allo Sherry, couscous alle verdure caramellate con gamberi & Franciacorta Docg Nature
Pasta e fagioli alla marinara & Franciacorta Brut
Baccalà alla napoletana & Franciacorta Satèn
Pera al moscato con crema di mandorle e cacao
38 €

 

Il Vino Danza – il 15 aprile 2016 ore 20.30 – PIACERI & PASTICCI
Via San Michele 13
Parabiago (MI)
Italia Tel 0331-553938 – Cell 334-6732167 – info@piaceriepasticci.it

10157373_100340413684091_234013356869434634_nSeanchaí (In Irlanda) o Seanchaidh (in Scozia), significa “portatore di vecchia tradizione”. Nell’antica cultura celtica, la storia e le leggi non erano scritte, ma memorizzate in lunghi poemi lirici recitati da bardi (Filí), in una tradizione: la seanchaithe.

 

Musicisti da oltre 30 anni, in gruppi storici di musica celtica (Celtag) ed etnica (Barabàn); Guido Montaldo e Paolo Ronzio, moderni seanchaidhthe e cantastorie, propongono originali spettacoli, laboratori e concerti, con-fusion di degustazioni, storia e convivialità.

 

Il Vino Danza, uno spettacolo sinergico, tra l’ arte della musica e il fascino della storia e della degustazione, per raccogliere l’attenzione del pubblico, divertendo e coinvolgendo gli spettatori, promuovendo la cultura e i valori del vino e della musica popolare.

_DSC3761masterQuando si parla di acquavite di mele, il pensiero e il mio desiderio corrono immediatamente al Calvados, elaborato nellnell’ ’omonimo dipartimento della Bassa Normandia o da mitiche aree della Bretagna (Breizh). Da quando ho degustato, con passione ed entusiasmo, l’Acquavite Licenza N.1, dell’az.agr. Ricci Curbastro, noti vignaioli di Franciacorta, l’acquavite di mele nel ricordo delle mie sensazioni sensoriali, è diventato questo incredibile distillato.

Le origini di un’acquavite di mele nella terra del Franciacorta, diventa curiosa, raccontata da Riccardo Ricci Curbastro, che ricorda che suo padre Gualberto, nel 2003 piantò 400 piante di mele, per creare un’acquavite per sé stesso. I meli furono ordinati dai migliori vivaisti del nord ovest della Francia e quindi destinati alle colline romagnole di Brisighella dove proprio in quegli anni era nata la nuova azienda agricola Rontana, a 400 metri di quota tra boschi e orizzonti lontani che guardano l’Adriatico e le Alpi.

Certo produrre un distillato nella cantine di Capriolo (sede dell’az. Ricci Curbastro) in Franciacorta non era cosa semplice, furono necessari infiniti permessi per produrre il sidro e poi distillarlo. Il raggiungimento della “licenza”, che porta il numero 1, ha ispirato il marchio dell’ acquavite “Licenza n.1”, che ricorda il frutto del desiderio di fare qualcosa di diverso e forse per la prima volta in Italia.

fotopage_museoL’attrezzatura è un misto di oggetti scovati nei magazzini del Museo Agricolo e del Vino opportunamente riadattati, di vasche di acciaio termocondizionate e di presse, capaci di spremiture soffici, presenti nella moderna cantina. Per la distillazione sono state scelte le Distillerie Peroni, con le quali Ricci Curbastro collabora.

Il primo raccolto nel 2007, poi ancora attesa per l’Acquavite messa a maturare in barrique di rovere francese. Nel contempo papà Gualberto Ricci Curbastro, quasi alla vigilia della “fioritura”, è scomparso, lasciando un prezioso distillato che lo ricorda già nella sua etichetta frutto di alcuni schizzi di Federico Canobbio Codelli, fatti a Brisighella mentre Gualberto coltivava con il trattore il terreno sotto i suoi amati meli.

Calvados-Brandy-di-Mele-620x250Per un grande distillato è strategica la frutta alla base della sua creazione, in questo caso vengono utilizzate quattro varietà di mele, la Douce Moën o Penn ar Bed (vreton) proveniente dal sud del Finistère, Marie Menard o Aodoù an Arvor (vreton), proveniente dalla Côtes-d’Armor, una mela amara che produce un sidro ricco in tannino e colorato; Petit Jaune, proveniente dalla Loira Atlantica, mela dal succo acido, profumato, di buona intensità adatto a rinforzare l’acidità del sidro; infine St. Martin, mela proveniente dalla Normandia, e caratterizzata da un succo dolce amaro.

L’acquavite di mele riposa per oltre cinque anni in barrique di rovere francesi alla gradazione di distillazione, circa 70°, al termine della maturazione viene diluita con acqua per portarla a 43°, filtrata ed imbottigliata. Servita in ballon, come quelli per i grandi vini rossi, il colore è giallo ambrato non troppo intenso, effluvi fragranti e persistenti, profilo aromatico deciso e ricco di sfumature. Al palato è morbida, vellutata e aromica, dal sapore maturo di mele. Da servire a temperatura ambiente. Consigli per una degustazione alternativa, l’Acquavite di mele viene bevuta come aperitivo con ghiaccio o in long drink ad esempio con la Schweppes o il Ginger Ale (3/10 di acquavite di mele e 7/10 di Schweppes o Ginger Ale).

Da abbinare alle crepes dolci, con gelato alla vaniglia, mele e acquavite flambè. Possiamo anche accompagnarla con fette di mela essiccata o con frutta tropicale disidratata: papaia, mango, ananas e uvetta sultanina. Può accompagnare il caffè (svuotando la tazzina del caffè, quando è ancora calda e sul fondo è rimasta una lacrima di caffè, si versa un po’ di Acquavite di mele che a contatto con le pareti calde della tazzina si riscalda e nello stesso tempo capta il gusto rimanente del caffè) o come potente digestivo.

Azienda Agricola Ricci Curbastro – Via Adro, 37 – 25031 – Capriolo (BS) – Italy – Tel. +39 030 736094 – www.riccicurbastro.it

gagliardoLa storia del bitter affonda le sue radici  nel passato, quando la medicina non era una scienza esatta e ci si curava soprattutto con le erbe. Legata in modo atavico a quella degli amari e degli elisir medievali, fu frutto del sapere degli speziali, che soprattutto a Venezia nel 1700,  smerciarono questi infusi a base di erbe e di alcol come elisir di lunga vita.

In un tempo molto più vicino a noi, all’incirca a metà del XIX secolo, il farmacista creolo Antoine Amédée Peychaud, nella città di New Orleans fu il primo a coniare l’appellativo “cocktail”, dove utilizzava i suoi  Peychaud’s aromatic bitters, che diventarono presto famosi in tutto il mondo.

La storia contemporanea, soprattutto in Italia, è stata scritta dal celebre Bitter Campari, ma il futuro potrebbe essere anche dei bitter artigianali, quali il Gagliardo… un nuovo Bitter molto amaro detto, infatti, Radicale.

bitter2Brevettato dalla distilleria Schiavo di Costabissara (VI), “la differenza del Gagliardo – spiega Marco Schiavo, suo inventore e fine elaboratore – è nella produzione artigianale in piccoli numeri del Bitter…l’uso di erbe, radici, spezie tutte naturali, l’infusione per almeno 15 gg  e la mescola delle stesse a mano seguendo la tecnica del “batonnage” come nel vino.

Il colore naturale di questo suadente bitter è cocciniglia al 100% e una leggera filtratura, non rendono il prodotto completamente trasparente, consente a quella parte aromatica in più di fare la differenza. Abbiamo sperimentato con l’amico Carlo Gasparin, titolare del Qubò di Costabissara, numerosissimi drink, come Milano-Torino, Americano, Negroni che sono conosciuti per la loro sensazione amaricante, molto più ampia, ma che si sposa benissimo con l’uso di Vermouth dolci di altissima qualità. Può essere bevuto on the rocks, con un twist d’arancio, oppure come componente di spritz o long drink”.

museo07Il Bitter Gagliardo ha fatto la sua presentazione in pubblico su un palcoscenico ambizioso, il giardino dell’Hotel Bulgari a Milano, per aprirsi ai migliori locali horeca grazie alla distribuzione da parte di Jacques Swartjes della Spirits of Indipendence Italia di Varese.

 www.gagliardobitter.com

baraban“Spunta l’alba del 24 maggio, comincia il fuoco l’artiglieria, il terzo alpini per la via, il Monte Nero per conquistar”… sono le parole d’inizio de “Il Monte Nero”, canto raccolto dalla voce di Eva Tagliani, timorosa nell’eseguirlo perché proibito durante il fascismo, come d’altronde tutte le altre “memorie musicale”, incise dai Barabàn in questo album, essenziale per la memoria della storia del nostro Paese.

Da alcuni anni Barabàn porta nei teatri e nelle piazze lo spettacolo multimediale Voci di trincea, che narra la Grande Guerra, di cui ricorre quest’anno il centenario, che in realtà per l’Italia si prolunga nel 1915, poiché il nostro Paese entrò in guerra il 24 maggio 1915.Il primo conflitto mondiale si presta ad essere il simbolo della guerra nella sua essenza, con il suo esagerato carico di morti e feriti, di vite segnate da profonde mutilazioni, fisiche e psicologiche. Coerentemente con l’attenzione che Barabàn rivolge da sempre ai temi sociali, il CD – così come la performance “live” – rilegge la Grande Guerra dalla parte dei soldati più umili, di quelli che, provenienti da zone rurali e generalmente privi di particolari specializzazioni, finivano in prima linea.

Pastori sardi, braccianti delle Murge, contadini veneti, minatori bresciani si trovarono spalla a spalla nelle trincee, parlando lingue diverse, a combattere per scopi che venivano comunicati loro dagli slogan dei manifesti di propaganda. Registrato tra il 2004 e il 2015 in Italia, Svizzera e Germania, talvolta anche in luoghi cari alla memoria della Grande Guerra, come le pendici del Pasubio, l’album inanella canzoni – in gran parte di protesta – divenute il simbolo dell’assurdità della guerra e del dolore che il lungo conflitto ’15 – ’18 ha portato in tutte le case italiane e di gran parte dell’Europa.
Il canto, spesso, era per i soldati un’occasione di legame e la maggior parte delle canzoni della Guerra ’15-18 sono infatti in lingua italiana proprio per poter essere condivise da tutti, così come i pochi balli, Valzer o Polche, eseguiti da improvvisate orchestrine formate da quelli che riuscirono a portare al fronte una chitarra, un mandolino o un violino.

I canti della guerra, poi, sono stati riportati a casa direttamente dai soldati, o creati dai cantastorie, diffusi e replicati dalle donne nelle risaie o nelle filande. In molti casi si tratta di vecchie ballate, con testi modificati per adattarli alla propria condizione e alle proprie battaglie, spesso ramificatisi in tante versioni quante erano le brigate dove circolavano. Rari, invece, i canti in cui la protesta assume forma consapevole. Alcuni di questi, raccolti negli anni Sessanta durante le ricerche sul canto sociale e altri documentati da Aurelio Citelli e Giuliano Grasso negli anni Ottanta, sono ancora oggi eseguiti da coloro che operano per la conservazione della memoria, impegnati a sottolinearne la diversità e la specificità rispetto al grande serbatoio costituito dal repertorio dei cori alpini dove guerra, escursionismo e folklore si mescolano in uno stile ormai parte integrante di alcune culture regionali.

baraban2Cento anni dopo, molte di queste canzoni, con il loro carico di dolore, rabbia e speranza, serbano intatto tutto il loro valore storico e di testimonianza, e Voci di trincea attesta come il popolo, pur non avendo voluto la guerra, l’abbia però fortemente, e tristemente, cantata.

Il progetto è dedicato “A quelli che non sono tornati”.

Barabàn
Vincenzo Caglioti: organetto diatonico, fisarmonica, ocarina, cori
Aurelio Citelli: voce solista, tastiere, fisarmonica, bouzouky, basso elettrico, mandolino, ocarina
Giuliano Grasso: violino, mandolino, cori
Diego Ronzio: clarinetto, sax soprano, tastiere, percussioni, armonica a bocca, ocarina, cori
Paolo Ronzio: chitarra, mandolino, piffero, ocarina, cori
Alberto Rovelli: contrabbasso, basso elettrico, percussioni

Per acquistare i CD e Baraban management, www.baraban.it, info:+39.3387189841